Comune di Oliveto Citra (SA)

Autore: Ulderico Iannece (Pagina 1 di 28)

Il Milleproroghe 2020 è legge: ecco le misure per edilizia e professionisti

E’ stata pubblicata, nella Gazzetta Ufficiale n. 51/2020, la legge n.8/2020 (Milleproroghe 2020), contenente:
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, recante disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica.
Come ogni anno, a partire dal 2005, viene infatti pubblicata una legge, la cosiddetta Milleproroghe, per posticipare le scadenze che non si riescono a rispettare.
Le proroghe contenute nel provvedimento riguardano, in pratica, tutti i contributi locali riferiti a progettazione, efficienza energetica e adeguamento antisismico; prevista la proroga per usufruire del bonus verde, per l’adeguamento antincendio delle strutture alberghiere e altre strutture ricettive; e ancora la proroga dell’emergenza sisma in varie parti d’Italia e il differimento per le verifiche di vulnerabilità sismiche.
La legge interviene, inoltre, sull’utilizzo dei proventi derivanti dalle sanzioni pagate da chi ha commesso un abuso edilizio e sulla possibilità di creare comunità per l’autoconsumo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.
Le proroghe in edilizia
Nel dettaglio ecco le principali proroghe di interesse per l’edilizia ed i professionisti contenute nel Milleproroghe 2020.

Antincendio
In merito al termine per il completamento dell’adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi:
slitta dal 30 giugno 2019 al 31 dicembre 2021 il termine entro il quale le attività ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell’interno 9 aprile 1994, ed in possesso dei requisiti per l’ammissione al piano straordinario di adeguamento antincendio, approvato con decreto del Ministro dell’interno 16 marzo 2012, devono completare l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione degli incendi;
prorogato dal 1° dicembre 2018 al 30 giugno 2020 il termine entro il quale le suddette strutture alberghiere presentano, al Comando provinciale dei vigili del fuoco, la SCIA parziale attestante il rispetto di almeno quattro delle prescrizioni disciplinate dalle specifiche regole tecniche;
prorogato dal 31 dicembre 2019 al 30 giugno 2022 il termine entro il quale le strutture ricettive turistico-alberghiere localizzate nei territori colpiti dagli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati a partire dal 2 ottobre 2018, nonché quelle ubicate nei territori colpiti dagli eventi sismici del Centro Italia nel 2016 e 2017 e nei comuni di Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio dell’isola di Ischia in ragione degli eventi sismici verificatisi il 21 agosto 2017, completano l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione degli incendi, previa presentazione al Comando provinciale dei vigili del fuoco della SCIA parziale.

Bonus verde
Prorogato a tutto il 2020 il bonus verde, ossia l’agevolazione fiscale per la sistemazione a verde di aree scoperte di edifici esistenti e per la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.

Canone unico comunale
Slitta al 2021 il nuovo canone unico comunale, introdotto dalla legge di bilancio 2020, che riunisce in una sola forma di prelievo le entrate relative all’occupazione di aree pubbliche e la diffusione di messaggi pubblicitari.

Cedolare secca
Estesa ai Comuni per i quali sia stato deliberato lo stato di emergenza a seguito del verificarsi di eventi calamitosi, inclusi i comuni colpiti dagli eventi sismici del Centro Italia, la riduzione dell’aliquota dal 15 al 10%, a regime, della cedolare secca da applicare ai canoni derivanti dai contratti di locazione di immobili ad uso abitativo a canone concordato nei Comuni ad alta densità abitativa.

Ricostruzione post sisma
Prorogato al 31 dicembre 2020 il termine entro il quale, nei territori dell’Italia centrale colpiti dagli eventi sismici iniziati il 24 agosto 2016, è possibile utilizzare le procedure derogatorie previste per il deposito temporaneo delle macerie derivanti da tali eventi sismici e dei rifiuti derivanti dagli interventi di ricostruzione, nonché per il trattamento e il deposito dei materiali da scavo provenienti dai cantieri allestiti per la realizzazione di strutture abitative di emergenza o altre opere provvisionali connesse all’emergenza in corso nei territori in questione.

Edilizia scolastica
Prorogato dal 31 dicembre 2019 al 31 dicembre 2020 il termine per i pagamenti da parte degli enti locali, secondo gli stati di avanzamento, debitamente certificati, di lavori di riqualificazione e messa in sicurezza degli istituti scolastici statali.

Fondo progettazione
Spostato al 15 maggio 2020 il termine per la richiesta del contributo da parte degli enti locali, a copertura della spesa di progettazione definitiva ed esecutiva, per interventi di messa in sicurezza del territorio; prorogato al 30 giugno 2020 il termine per la definizione dell’ammontare del previsto contributo, attribuito a ciascun ente locale.

Fonti di energia rinnovabile (FER)
Prorogati per il 2020 gli incentivi previsti dalla legge di Bilancio 2019 per gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biogas, con potenza elettrica non superiore a 300 kW e facenti parte del ciclo produttivo di una impresa agricola, di allevamento, realizzati da imprenditori agricoli anche in forma consortile e la cui alimentazione deriva per almeno l’80% da reflui e materie derivanti dalle aziende agricole realizzatrici e per il restante 20% da loro colture di secondo raccolto.

Interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile
Differito al 30 giugno 2020 il termine entro cui i comuni beneficiari di contributi, per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile, sono obbligati ad iniziare l’esecuzione dei lavori se non hanno provveduto alla consegna dei lavori entro il termine fissato al 31 ottobre 2019, per fatti non imputabili all’amministrazione.

Pagamenti verso le PA
Prorogato al 30 giugno 2020 il termine di decorrenza dell’obbligo, per i prestatori di servizi di pagamento abilitati, di avvalersi esclusivamente della apposita piattaforma per i pagamenti verso le pubbliche amministrazioni.

Regime di tutela in materia di energia
Prorogato dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2022 il termine di cessazione del regime di tutela del prezzo per i clienti finali di piccole dimensioni nel mercato del gas;
dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2021 la proroga del termine di cessazione dello stesso regime nel mercato dell’energia elettrica per le piccole imprese; dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2022 per le micro imprese e per i clienti domestici.

Vulnerabilità sismica edifici scolastici
Slitta al 31 dicembre 2021 il termine entro il quale deve essere sottoposto a verifica di vulnerabilità sismica ogni immobile adibito ad uso scolastico situato nelle zone a rischio sismico classificate 1 e 2, con priorità per quelli situati nei comuni compresi negli allegati del dl. 189/2016, relativo alle regioni del centro Italia colpite dagli eventi sismici 2016 e 2017 (Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria); prorogato al 31 dicembre 2021 anche il termine per la verifica di vulnerabilità sismica degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali di rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile.

Bonus facciate 2020: cos’è, come funziona e quali interventi comprende

Tra le più importanti novità fiscali contenute nella Legge 27 dicembre 2019, n. 160 vi è senz’altro la nuova agevolazione prevista per gli interventi sulle facciate esterne degli edifici.

Ufficialmente in vigore a partire dal’ 1° gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020.

Cos’è il bonus facciate
Entrando nel dettaglio, il bonus facciate prevede una detrazione fiscale del 90% delle spese sostenute per gli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti (inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna) ubicati in zona A (centri storici) o B (parti già urbanizzate, anche se edificate in parte).
Considerato che la Legge di Bilancio prevede che il bonus facciate possa essere utilizzato “per le spese documentate, sostenute nell’anno 2020”, i lavori che potranno godere dell’incentivo possono essere anche quelli cominciati nel 2019 e pagati nel 2020.

Come funziona il bonus facciate
La Legge di Bilancio per il 2020 definisce le modalità per fruire della nuova detrazione, ovvero in 10 quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di sostenimento delle spese e nei 9 successivi. In attesa di maggiori dettagli da parte dell’Agenzia delle Entrate (che provvederà a scrivere una nuova guida fiscale in merito), per usufruire della detrazione sarà certamente necessario:
• pagare le spese detraibili tramite bonifico bancario o postale, da cui devono risultare la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto beneficiario della detrazione e il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.
• indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.
Come previsto per le altre agevolazioni fiscali (ristrutturazioni edilizie ed ecobonus), occorrerà conservare ed esibire a richiesta degli uffici i seguenti documenti:
• le abilitazioni amministrative in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Se queste abilitazioni non sono previste è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui deve essere indicata la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi rientrano tra quelli agevolabili;
• domanda di accatastamento per gli immobili non ancora censiti
• ricevute di pagamento dell’Imu, se dovuta
• delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori e tabella millesimale di ripartizione delle spese per gli interventi riguardanti parti comuni di edifici residenziali
• in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori
• comunicazione preventiva contenente la data di inizio dei lavori da inviare all’Azienda sanitaria locale, se obbligatoria secondo le disposizioni in materia di sicurezza dei cantieri
• fatture e ricevute fiscali relative alle spese effettivamente sostenute
• ricevute dei bonifici di pagamento.

Quali interventi comprende il bonus facciate
Ferme restando le disposizioni agevolative in materia edilizia (per le ristrutturazioni edilizie) e di riqualificazione energetica (ecobonus), il bonus facciate è ammesso esclusivamente per le spese relative ad interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi.

Qualora l’intervento effettuato (ove non sia di mera pulitura o tinteggiatura esterna):
• influenzi dal punto di vista termico l’edificio;
• ovvero interessi più del 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dello stesso, questo deve soddisfare i requisiti di cui al decreto MISE 26 giugno 2015 e, in termini di trasmittanza termica, quelli di cui alla Tabella 2 del Decreto MISE 26 gennaio 2010;
si applicheranno le disposizioni di cui ai commi 3-bis e 3-ter dell’art.14 del D.L. n. 63/2013, relative al monitoraggio da parte dell’ENEA del risparmio energetico effettivamente conseguito a seguito della realizzazione degli interventi, nonché quelle relative alla decretazione attuativa circa i massimali di costo specifici per singola tipologia di intervento, le procedure e alle modalità di esecuzione di controlli a campione, sia documentali che in situ, eseguiti dall’ENEA.

Gli interventi inclusi
Per ottenere la detrazione, sarà possibile eseguire lavori che hanno l’obiettivo di recuperare e restaurare una facciata, sia di una casa privata che di un condominio. Entrando nel dettaglio, le spese ammesse alla agevolazione riguardano i lavori di:
• intonacatura;
• verniciatura;
• ripristino di balconi, ringhiere e frontalini.

Gli interventi esclusi
Sono, invece, escluse dall’ambito di applicazione del bonus facciate le spese relative agli interventi:
• sugli impianti di illuminazione;
• sui pluviali;
• sugli impianti termici;
• sui cavi esterni.

Restiamo in attesa della guida dell’Agenzia delle Entrate che entri nel dettaglio (come già fatto per le ristrutturazioni edilizie, l’ecobonus, il sismabonus e il bonus mobili).

Condono edilizio e permesso in sanatoria: differenze rilevanti

Cassazione: la domanda di condono di cui alla legge 724/1994 prescinde dalla c.d. doppia conformità, al contrario dell’istanza per il permesso di costruire in sanatoria

Con recente sentenza 49738/2019, la Corte di Cassazione (Penale, Sez. III) fa chiarezza, ancora una volta, sulle differenze che intercorrono, sia in termini giuridici che procedimentali, tra condono edilizio e sanatoria edilizia (ovverosia concessione del permesso di costruire in sanatoria).

Nel caso di specie, la Corte suprema ha ribaltato i giudici di appello accogliendo il ricorso del proprietario di un edificio, dopo che la Corte d’appello aveva ritenuto illegittimo il permesso di costruire in sanatoria in relazione alla ritenuta mancanza della doppia conformità delle opere edilizie in oggetto e dell’avvenuta acquisizione dell’opera al patrimonio del Comune per inosservanza all’ordine di demolizione del Comune.

La Cassazione, però, fa notare che la Corte d’appello ha confuso l’istanza di condono di cui alla legge 724/1994 con l’accertamento di conformità di cui all’art. 36 del dpr 380/2001, poiché la domanda di condono di cui alla legge 724/1994 prescinde dalla c.d. doppia conformità, al contrario dell’istanza ex art. 36 dpr 380/2001, per ottenere il quale l’opera deve essere conforme sia al momento della presentazione dell’istanza, sia al momento della realizzazione dell’abuso stesso che si intende regolarizzare.

Nel caso di specie, il permesso di costruire in sanatoria è stato chiesto ed ottenuto in relazione all’art.39 legge 724/1994 e, quindi, non si può discutere di doppia conformità agli strumenti urbanistici, ma solo di altri presupposti (pagamento delle somme e rispetto del limite dei 750 mc).

Scala di collegamento tra piani: è vano tecnico

Secondo quanto stabilito dal Tar Campania con sentenza n.1894/19 la realizzazione della scala di collegamento tra piani è urbanisticamente irrilevante

Non è da considerarsi nuovo volume, ed è pertanto un vano tecnico urbanisticamente irrilevante, la scala di collegamento dal piano terreno al primo piano. Questo ha affermato il Tar Campania nella sentenza n.1894 del 12 novembre 2019.

La sentenza del Tar
Nel dettaglio i giudici amministrativi sono stati chiamati a decidere in merito al ricorso presentato dal proprietario di un manufatto contro l’ordinanza del comune in cui, tra l’altro, veniva ingiunta la demolizione di una scala di collegamento dal piano terra al primo piano composta da n. 12 gradini delle dimensioni cm. 75 di lunghezza, cm. 26 di larghezza e cm. 12 di altezza, ordinanza adottata in virtù di quanto previsto dall’art. 31 del dpr 380/2001.
Per i giudici amministrativi campani, anche e soprattutto in considerazione delle sue modeste dimensioni, questo tipo di scala non determina la creazione di nuove superfici o volumi, essendo piuttosto qualificabile in termini di vano tecnico, urbanisticamente irrilevante, in quanto priva di qualsiasi autonomia funzionale ed inidonea a determinare un aggravio del carico urbanistico, giacché esaurisce la sua finalità nel rapporto funzionale con l’edificio principale.
Se tale scala è stata realizzata senza l’autorizzazione paesaggistica in zona vincolata, non è abuso edilizio ed è soggetta, eventualmente, a valutazione di compatibilità paesaggistica postuma che la Soprintendenza dovrà effettuare per legge (art. 167, comma 4 lett. a dlgs. 42/2004).
In relazione a questo intervento, così come in relazione all’intervento relativo all’apertura di un vano porta, la Soprintendenza avrebbe dovuto effettuare la valutazione di compatibilità paesaggistica postuma, piuttosto che escludere, come ha sostanzialmente fatto, la stessa procedibilità dell’istanza, con conseguente illegittimità tanto del parere negativo da quest’ultima reso quanto della successiva ordinanza di demolizione adottata dal comune.

Serve il permesso di costruire per installare un dehor?

Il Tar Lombardia chiarisce che per l’installazione di un dehor, non stagionale a supporto di un’attività commerciale, serve il permesso di costruire

Con la sentenza n. 990/2019 del Tar Lombardia viene ribadito che per installare un dehor, che soddisfi un’esigenza stabile nel tempo, a supporto di un’attività commerciale, serve il permesso di costruire.
Il Tribunale, inoltre, sottolinea che un dehor non può essere considerato una pertinenza.

I fatti in breve
Il titolare di una enoteca si vede recapitare un’ordinanza di demolizione, da parte del Comune, avente ad oggetto interventi eseguiti in assenza del permesso di costruire.
In particolare il Comune contestava la realizzazione/installazione del manufatto antistante l’attività di ristorazione (dehor), ove erano collocati tavolini e sedie utilizzati per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto realizzato in assenza di titolo edilizio.
Il manufatto abusivo è descritto dall’Amministrazione come.
una struttura autonoma che costituisce, delimita e arreda uno spazio per il ristoro all’aperto, annesso al locale di pubblico esercizio di somministrazione insediato in sede fissa adibita a dehors permanente semichiuso, realizzato con elementi in legno (montanti, travi e travetti), avente dimensioni esterne di m 13,55 X 8,60.
(…) La struttura è semichiusa lateralmente da tende in tessuto e tende saliscendi plastificate a delimitazione dell’ambito, poggia su suolo pavimentato, non è ancorata, ma ha caratteri di solidità.
Per il proprietario:
il dehors non è una struttura autonoma e utilizzabile indipendentemente rispetto all’enoteca, non ha carattere permanente poiché può essere facilmente e velocemente rimosso, non è munito di solaio ma solo di un telo per il riparo degli avventori dalle intemperie, non è chiuso su tutti i lati ed è privo di riscaldamento.
Il manufatto sarebbe, quindi, ascrivibile agli interventi liberi previsti dall’articolo 6, comma 2, lettera b) del d.P.R. 380/2001, ovvero alle “opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni”.
La sentenza del Tar
Il Tribunale evidenzia come in merito alla dedotta precarietà del manufatto:
l’asserita “facile amovibilità” nonché la mancanza di impianto di riscaldamento non costituiscono elementi idonei a conferire al dehor le caratteristiche di un’opera precaria, atteso che tale struttura non ha un utilizzo contingente e limitato nel tempo, ma è destinata a soddisfare bisogni duraturi e non provvisori attraverso la permanenza nel tempo della sua funzione, come è dimostrato nei fatti dalla circostanza che lo stesso viene mantenuto in loco e viene utilizzato da più di 7 anni.
Inoltre in merito alla natura pertinenziale del dehor il Tribunale aggiunge che:
Va esclusa, inoltre, l’asserita valenza puramente pertinenziale del manufatto, in relazione al suo stretto collegamento con l’edificio principale, atteso che, per il suo impatto volumetrico, la veranda attrezzata incide significativamente e in modo permanente sull’assetto edilizio dell’enoteca, del quale amplia la superficie e la volumetria utile.

Agibilità: il collaudo statico non si sostituisce con una perizia giurata

Tar Calabria: per gli edifici con opere strutturali in cemento armato costruiti dopo l’entrata in vigore della legge 1086/1971, la mancanza del certificato di collaudo statico non può essere sopperita dalla perizia giurata di idoneità statica

La richiesta del certificato di agibilità (oggi segnalazione certificata di agibilità – SCA) deve essere accompagnata “da una vera e propria denuncia delle opere strutturali ‘a posteriori’ e dal successivo collaudo statico” e non può in alcun modo essere sostituita da una perizia giurata di idoneità statica, se si tratta di edifici con opere strutturali in cemento armato costruiti dopo l’entrata in vigore della legge 1086/1971.
Lo ha affermato il Tar Calabria nella sentenza 584/2019 dello scorso 8 ottobre, con la quale è stato respinto il ricorso contro l’annullamento, da parte di un comune, di un certificato di agibilità rilasciato sulla scorta di una perizia giurata ritenuta valida, nonostante l’originaria concessione e le successive varianti prevedessero espressamente il certificato di collaudo statico.

L’oggetto del contendere
La questione è se la mancanza del certificato di collaudo statico, richiesta dalla legge ai fini del rilascio del certificato di agibilità, possa essere sopperita dalla certificazione di idoneità statica, resa nelle forme della perizia giurata, da un professionista a ciò abilitato o, in altri termini, se quest’ultima, essendo tendenzialmente idonea ad attestare la sicurezza delle strutture di un edificio, possa ritenersi equipollente sostanzialmente e funzionalmente al certificato di collaudo statico.
La risposta è negativa, poiché ai sensi dell’art.24 del dpr 380/2001, nella disciplina applicabile ratione temporis alla vicenda in decisione, il certificato di agibilità assolve alla funzione di attestare “la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la vigente normativa”.
Tale certificato (oggi sostituito dalla segnalazione certificata di agibilità ex art.3 del d.lgs. 222/2016) viene richiesto ai sensi del comma 2 con riferimento alle nuove costruzioni, alle ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali, ed inoltre, agli interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni descritte al comma 1.
La verifica della presenza del collaudo statico
Fra l’altro, nel caso concreto della realizzazione delle opere in cemento armato, l’obbligo in capo al singolo Comune di verificare la sussistenza del certificato di collaudo statico è sempre stato previsto dalle varie disposizioni succedutesi nel tempo che sono:
l’art.7 della legge 1086/1971 per cui “Tutte le opere di cui all’art.1 debbono essere sottoposte a collaudo statico”;
l’art.4 comma 1 del dpr 425/1994;
il previgente art.25 comma 3 del dpr 380/2001.
Il Tar afferma che per gli edifici con opere strutturali in cemento armato costruiti dopo l’entrata in vigore della legge 1086/1971, la mancanza del certificato di collaudo non è formalmente giustificabile e la richiesta di agibilità deve essere accompagnata da una vera e propria denuncia delle opere strutturali “a posteriori”, se non già presente e dal successivo collaudo statico.
Non esiste alcuna disposizione espressa che consenta di tollerare l’equiparazione, ai fini del rilascio del certificato di agibilità, tra collaudo statico e la certificazione di idoneità statica, ad eccezione di quella prevista dell’art. 35, comma 3, lett. b), legge 47/1985 che contempla, a determinate condizioni e quale sufficiente ai soli fini del rilascio del condono edilizio, la presentazione di un certificato di idoneità statica.
In definitiva, se è vero che in alcuni casi la dichiarazione di idoneità statica può contenere (sempre sotto la responsabilità del tecnico incaricato) le stesse considerazioni in termini di valutazione della sicurezza strutturale di quelle contenute nel certificato di collaudo statico, e condurre perciò alle medesime conclusioni sostanziali, nel caso specifico il condominio ricorrente non ha dato la prova documentale che la perizia giurata di idoneità statica affidata al professionista incaricato sia equivalente, dal punto di vista contenutistico, al certificato di collaudo statico né che la certificazione di idoneità statica sia anche una certificazione di idoneità “sismica” con riferimento all’epoca in cui le parti del fabbricato da rendere agibili furono realizzate.

Prevenzione incendi: in vigore il DM 12 aprile 2019. Le principali novità

Il Ministero dell’Interno evidenzia i principali elementi di novità del DM 12 aprile 2019, entrato in vigore lo scorso 21 ottobre che ha modificato il DM 3 agosto 2015

È entrato in vigore, lo scorso 21 ottobre, il decreto del Ministero dell’Interno del 12 aprile 2019, che modifica il decreto 3 agosto 2015, recante l’approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’art.15 del d.lgs. 139/2006.

Il decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 23 aprile scorso rappresenta di fatto la nuova normativa antincendio, contenuta nel documento della seduta del Comitato Centrale Tecnico Scientifico (CCTS) del 21 febbraio 2019, dove sono state presentate ed approvate le modifiche al DM 03/08/2015 (Codice di prevenzione incendi) che prevedono l’eliminazione del cosiddetto “doppio binario” per la progettazione antincendio delle attività soggette al controllo da parte dei Vigili del Fuoco.

Termina, quindi, il periodo transitorio (di circa quattro anni) di applicazione volontaria del Codice di prevenzione incendi per la sola progettazione delle attività che non erano dotate di specifica regola tecnica.

Con circolare del 15 ottobre 2019, il Ministero dell’Interno ha evidenziato i principali elementi di novità.

Il perimetro delle attività dove trova applicazione il Codice di Prevenzione Incendi

L’articolo 2 del D.M. 12 aprile 2019 ha ampliato l’elenco delle attività ricomprese in allegato I del D.P.R. 151/2011 a cui applicare le modalità di progettazione del c.d. Codice di prevenzione incendi; si segnalano, ad esempio, le attività dalla n. 19 alla n. 26 e la n. 73 che, invece, erano escluse dall’originario campo di applicazione del D.M. 3 agosto 2015. Si evidenzia, altresì, che per tali attività di nuova realizzazione, con esclusione di quelle puntualmente elencate al successivo articolo 3, le norme tecniche allegate al Codice diventano l’unico strumento di progettazione ammesso.

Nei commi 3 e 4 sono fornite, invece, indicazioni riguardo alle modalità di progettazione per le attività esistenti che sono oggetto di modifiche e/o ampliamenti dopo l’entrata in vigore del decreto in argomento; in estrema sintesi, è ammesso che per tali attività sia possibile mantenere le modalità progettuali secondo le normative di tipo tradizionale anche sulle parti oggetto di modifica/ampliamento, qualora l’applicazione alle stesse del Codice comportasse incompatibilità con le porzioni dell’attività non oggetto di intervento.

Al comma 5, viene previsto, infine, che le norme allegate al Codice possano essere di riferimento per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio, non solo delle attività “sottosoglia”, ossia che non rientrano nei limiti di assoggettabilità previsti nell’allegato I del D.P.R. 151/2011, ma anche per quelle che non sono elencate nello citato D.P.R.; le attività del comma 5 che optano per l’applicazione del nuovo approccio progettuale sono esonerate dall’applicazione delle normative di tipo tradizionale.

Le modalità applicative alternative e il regime del doppio binario

L’articolo 3 del D.M. 12 aprile 2019 ha introdotto nel D.M. 3 agosto 2015 l’articolo 2-bis che definisce le modalità applicative alternative.

Si fa salva la possibilità di applicare le normative di tipo tradizionale (elencate all’art. 5, comma 1 bis) in alternativa alle norme tecniche allegate al Codice, per talune attività dell’allegato I al D.P.R. 151/2011, già regolate da specifica disposizione di prevenzione incendi che, attualmente, sono: alberghi, scuole, attività commerciali, uffici ed autorimesse (ad esempio, il responsabile di un’attività ricettiva turistico alberghiera potrà ancora optare tra l’applicazione del D.M. 9 aprile 1994 e s.m.i. o del D.M. 9 agosto 2016).

Per tali attività permane in vigore, pertanto, il regime del cosiddetto doppio binario. Nella circolare è presente in tal senso uno schema riepilogativo delle indicazioni sopra illustrate.

Approvata la legge di Bilancio 2020. Ecco le novità

Legge di Bilancio 2020: prorogati ecobonus, bonus ristrutturazioni, bonus mobili, super e iper ammortamento; rifinanziati legge Sabatini e Formazione 4.0; presentato il nuovo bonus facciate

Il Consiglio dei Ministri, nella riunione n. 09 del 15 ottobre 2019, ha approvato i seguenti disegni di legge:

  • Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili  (decreto fiscale)
  • Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020 – 2022 (legge di Bilancio 2020)

La Manovra contiene importanti provvedimenti, dalla proroga delle detrazioni fiscali, super e iper ammortamento, all’eliminazione della clausola di salvaguardia sull’Iva per il 2020; vi sono inoltre norme per il lavoro, l’ambiente e la lotta all’evasione; nonché investimenti per la famiglia e la disabilità.

Misure che consentono, quindi, di avviare le politiche contenute ed anticipate con la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza.

Di seguito i punti principali dei provvedimenti dei disegni di legge.

Detrazioni fiscali per il 2020

Vengono prorogate le seguenti detrazioni:

  • riqualificazione energetica;
  • impianti di micro-cogenerazione;
  • ristrutturazioni edilizie;
  • acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata a seguito di ristrutturazione della propria abitazione.

Per il 2020 è previsto, inoltre, il “Bonus Facciate” il nuovo beneficio fiscale introdotto nella legge di Bilancio dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, al fine di promuovere gli interventi di restauro e recupero delle facciate di palazzi e condomìni. Una misura che servirà a migliorare l’aspetto delle città italiane.

Si tratta di un credito di imposta del 90% sulle spese sostenute per il restauro ed il recupero delle facciate degli edifici.

Infatti, come scrive il ministro Franceschini:

Nella legge di bilancio una norma coraggiosa che renderà più belle le città italiane. Con il Bonus Facciate un credito fiscale del 90% per chi rifà nel 2020 la facciata di casa o del condominio, in centro storico o in periferia, nelle grandi città o nei piccoli comuni.

L’agevolazione mira, quindi, alla riqualificazione del patrimonio edilizio nazionale ed al decoro urbano, con effetti sicuramente positivi anche per il settore edile.

Piano Cashless

Prevista la realizzazione di un piano finalizzato ad aumentare i pagamenti elettronici predisponendo, inoltre:

  • l’introduzione di un super bonus da riconoscersi all’inizio del 2021 in relazione alle spese effettuate con strumenti di pagamento tracciabili nei settori in cui è ancora molto diffuso l’uso del contante;
  • l’istituzione di estrazioni e premi speciali per le spese pagate con moneta elettronica;
  • le sanzioni per la mancata accettazione dei pagamenti con carte di credito o bancomat.

Iva

Al fine di evitare un aumento delle imposte a carico dei consumatori, è prevista la cancellazione clausola dell’Iva. Per il 2020 quindi dovrebbe essere evitato l’aumento dell’IVA.

Imprese e innovazione

Si stanziano le risorse necessarie a proseguire gli incentivi del programma “Industria 4.0” per sostenere gli investimenti privati e favorire il rinnovo dei sistemi produttivi: tra questi:

  • il fondo centrale per le piccole e medie imprese;
  • il super e l’iper ammortamento (per beni tecnologici, software ed economia circolare);
  • il rifinanziamento della legge Sabatini;
  • il credito di imposta per la “Formazione 4.0”.

Investimenti pubblici e privati e ambiente

Prevista l’istituzione di 2 nuovi fondi:

  • uno per finanziare gli investimenti dello Stato e degli enti territoriali;
  • uno per contribuire (con garanzie, debito o apporto di capitale di rischio) alla realizzazione di investimenti privati sostenibili nell’ambito del green new deal.

Alle suddette risorse vanno, inoltre, aggiunte quelle relative al sostegno degli investimenti privati sotto forma di contributi e di incentivi.

Cuneo fiscale

Prende il via un percorso di diminuzione strutturale della pressione fiscale sul lavoro e di riforma complessiva del regime Irpef per tutti i lavoratori dipendenti: già dal 2020 si riduce il cuneo fiscale a carico dei lavoratori.

Mezzogiorno

Vengono destinate risorse ad interventi per incentivare gli investimenti delle imprese, alle infrastrutture sociali e al risparmio energetico nelle regioni del Mezzogiorno.

Contratti pubblici

Sono stati aumentati gli stanziamenti del triennio 2019-2021 per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego del comparto Stato.

Lotta all’evasione

Al fine di contrastare l’evasione e le frodi fiscali in più settori è previsto:

  • un inasprimento delle pene per i grandi evasori;
  • l’introduzione di misure per contrastare l’illecita somministrazione di manodopera e l’aggiramento della normativa contrattuale in tema di appalti da parte di cooperative o imprese fittizie;
  • il rafforzamento di misure contro le frodi nel settore dei carburanti;
  • il rafforzamento al contrasto all’evasione e all’illegalità nel settore dei giochi, attraverso l’istituzione del registro unico degli operatori del gioco pubblico e il blocco dei pagamenti per i soggetti che operano dall’estero senza concessione, anche attraverso l’istituzione dell’agente sotto copertura.

Famiglie

Vengono destinate ulteriori ingenti risorse agli interventi per la famiglia, che saranno oggetto di un piano di razionalizzazione e semplificazione.

Salute

a partire dalla seconda metà del 2020 è prevista la cancellazione del superticket nella sanità ed un incremento delle risorse per il sistema sanitario nazionale, destinate comunque ad aumentare nel prossimo triennio.

Previdenza e welfare

Prevista la conferma del sussidio economico che accompagna alla pensione le categorie di lavoratori da tutelare (cosiddetta APE Social) e la possibilità per le lavoratrici pubbliche e private di andare in pensione anticipata anche per il 2020 (la cosiddetta Opzione Donna).

Canone RAI

Confermata anche per il 2020 l’esenzione dal canone RAI per gli anziani a basso reddito.

Persone diversamente abili

Vengono stanziate risorse necessarie all’attuazione della delega per le politiche di sostegno alle persone diversamente abili.

Previste anche nuove risorse in 3 distinti fondi:

  • la tutela del diritto al lavoro;
  • l’assistenza;
  • le esigenze di mobilità.

Distanze tra edifici: chiarimenti sull’altezza massima delle nuove costruzioni

Tar Calabria: nel caso in cui la disciplina urbanistico-edilizia prescriva che l’altezza massima di nuovi edifici non possa superare quella degli edifici preesistenti circostanti, tale parametro deve riferirsi esclusivamente agli edifici limitrofi a quello da costruire
In materia di distanze tra edifici, il riferimento del DM 1444/1968 agli edifici “circostanti” si riferisce ai soli edifici “limitrofi” alla nuova costruzione.
Lo ha affermato il Tar Calabria nella sentenza 387/2019 dello scorso 17 giugno, che ha respinto il ricorso proposto contro il provvedimento con il quale un comune aveva negato al proprietario di un edificio il rilascio del permesso di costruire per la realizzazione di lavori di sopraelevazione.
Secondo il ricorrente, l’art.8 del DM 1444/1968 prevede per la zona B un’altezza massima non superiore “all’altezza degli edifici preesistenti e circostanti”, per cui il comune avrebbe erroneamente preso a riferimento l’altezza degli edifici in aderenza mentre nella più ampia area di prossimità sarebbero presenti fabbricati la cui altezza è superiore a quella del progetto respinto dagli uffici comunali.
Ma il Tar non è dello stesso avviso, poiché la ratio del DM 1444/1968 – nel riferirsi all’altezza ‘degli edifici preesistenti e circostanti’ – è quella di “porre a riferimento della nuove costruzioni, o dell’ampliamento di costruzioni esistenti, l’altezza degli immobili contigui al fine di mantenere, in un assetto edilizio circoscritto e già consolidato (la zona urbanistica è classificata come “residenziale satura”) caratteristiche di omogeneità. Pertanto, nel caso in cui la disciplina urbanistico-edilizia prescriva che l’altezza massima degli edifici di nuova costruzione non possa superare l’altezza di quelli “preesistenti circostanti”, il Collegio ritiene che tale parametro (gli edifici “circostanti”) non può che riferirsi agli edifici limitrofi a quello costruendo, coerentemente con la ratio della norma, preordinata ad evitare che fabbricati contigui o strettamente vicini presentino altezze marcatamente differenti e a far sì che restino omogenei gli assetti costruttivi rientranti in zone di limitata estensione (cfr. da ultimo per un analogo iter argomentativo Cons. Stato n. 4553/2014, n. 3184/2013)” (TAR Napoli, sez. VII, sentenza n. 4102 del 26 agosto 2016).
I ‘paletti’ delle distanze tra costruzioni
L’art. 8 del decreto interministeriale n.1444/1968 dispone:
per le zone A (parti di territorio interessate da agglomerati urbani che rivestano carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale), che l’altezza massima di ogni nuovo edificio (o di trasformazione di edificio esistente) non può superare l’altezza degli edifici circostanti di carattere storico-artistico (comma 1, punto 1);
per le zone B (parti di territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A), che l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostanti, con la eccezione di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni plano volumetriche, sempre che rispettino i limiti di densità fondiaria (comma 1, punto 2).
Le novità dello Sblocca Cantieri in materia di distanze
Ricordiamo, infine, che il decreto Sblocca Cantieri (32/2019) ha introdotto una norma interpretativa riferita all’art.9 del DM 1444/1968: nel riferirsi, per la zona B del territorio comunale, all’altezza degli edifici preesistenti e circostanti, si fa riferimento delle nuove costruzioni (o dell’ampliamento di costruzioni esistenti) all’altezza degli immobili contigui e non all’altezza degli edifici del quartiere.

Bonus Sud 2019, al via le domande per gli incentivi alle assunzioni

Bonus Sud 2019: esonero contributivo per le aziende del Sud che assumono a tempo indeterminato giovani under 35 o disoccupati. Requisiti e modalità

E’ attivo dal 1° gennaio il bonus Sud 2019, riconfermato anche per il 2019 e 2020 dalla legge di Bilancio 2019.
Con il decreto n. 178/2019, l’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) è istituito l’Incentivo Occupazione Sviluppo Sud, la cui gestione della misura è affidata all’INPS, in qualità di Organismo Intermedio.

Bonus Sud 2019
Il bonus Sud è l’agevolazione per le assunzioni da parte delle aziende di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna, di lavoratori disoccupati iscritti alle liste di disoccupazione, indipendentemente dalla residenza della persona da assumere e dalla sede legale del datore di lavoro.
Si tratta di un esonero contributivo annuale con importo massimo pari a 8.060 euro, in 12 quote mensili non superiori a 671,66 euro, per le assunzioni effettuate tra il 1° gennaio 2019 e il 30 aprile 2019 a tempo indeterminato di giovani o di disoccupati in regioni “meno sviluppate” o “in transizione”, nei limiti delle risorse specificamente stanziate.
Il decreto n. 311/2019 dell’ANPAL, grazie anche a nuove risorse stanziate con il decreto Crescita 2019 (un ulteriore stanziamento di 200 milioni, sommato ai 120 precedentemente stanziati), ha esteso a tutto il 2019 il periodo nel quale fruire dell’incentivo.

I requisiti
L’incentivo spetta alle assunzioni, nei primi 4 mesi del 2019, di:
giovani a tempo indeterminato con età compresa tra i 16 ed i 34 anni d’età
disoccupati da almeno 6 mesi e senza limiti di età.
I neoassunti, inoltre, non devono aver avuto un rapporto di lavoro negli ultimi sei mesi con il datore di lavoro che li assume. Il requisito di disoccupazione (art. 4, dl4/2019) è lo status riconosciuto ai lavoratori con reddito da lavoro dipendente o autonomo al quale corrisponda un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni fiscali, ossia fino 8 mila euro per i dipendenti e fino a 4.800 per gli autonomi.
Di seguito specificati i requisiti necessari per le imprese e i lavoratori :
imprese:
datori di lavoro privati, anche non imprenditori
sede di lavoro nelle i Regioni “meno sviluppate”(Basilicata, Calabria, Campania, Sardegna, Sicilia) e Regioni “in transizione”(Abruzzo,Molise, Puglia)
Nel caso di spostamento della sede di lavoro al di fuori da una delle Regioni in cui è previsto l’incentivo, l’agevolazione cessa a partire dal mese di paga successivo al trasferimento.

lavoratori:
giovani disoccupati tra i 16 e i 34 anni
disoccupati oltre 35 anni se privi di impiego da almeno 6 mesi o che non hanno svolto attività di lavoro autonomo o parasubordinato con reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alla misura delle detrazioni spettanti ai sensi dell’articolo 13 del TUIR.
Per entrambe le categorie è necessario non aver avuto precedenti rapporti di lavoro con la stessa azienda o da una azienda controllata, tranne nel caso di trasformazioni da contratti a termine si conteggiano i rapporti di lavoro di durata della durata di almeno sei mesi.

I contratti agevolabili
L’incentivo è rivolto alle assunzioni a tempo indeterminato, sia a tempo pieno che part-time, anche a scopo di somministrazione, ai rapporti di apprendistato e ai rapporti di lavoro subordinato in una cooperativa di lavoro; ossia rientrano nell’agevolazione le seguenti tipologie di contratto:
assunzioni o trasformazioni di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione
rapporti di apprendistato professionalizzante
rapporti di lavoro subordinato con una cooperativa con vincolo associativo
Sono, invece, esclusi i seguenti:
contratto di lavoro domestico
contratto di lavoro intermittente
prestazioni di lavoro occasionale
contratti di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, contratti di apprendistato di alta formazione e di ricerca

Importo e durata dell’incentivo
Il bonus Sud prevede lo sgravio della contribuzione previdenziale fino a 8.060 euro annui, applicato su base mensile, pari a 671,66 euro mensili e a 21,66 euro per ogni giorno di fruizione.
La durata dello sgravio si applica per 12 mensilità.
Per le assunzioni del 2018 è fruibile entro il 29 febbraio 2020; per le assunzioni nel 2019 è fruibile entro il 28 febbraio 2021.

Modalità di richiesta
Il 16 luglio 2019 l’Inps ha pubblicato la circolare n. 102/2019 contenente le istruzioni e le modalità di richiesta da parte dei datori di lavoro che hanno effettuato o vogliono effettuare le assunzioni.per la domanda e di fruizione dell’incentivo anche nel flusso Unimens.
In particolare, i datori di lavoro devono inoltrare all’Inps, tramite il modulo di istanza on-line “IOSS”, una domanda preliminare di ammissione all’incentivo, indicando i seguenti dati:
il lavoratore nei cui confronti è intervenuta o potrebbe intervenire l’assunzione ovvero la trasformazione a tempo indeterminato di un precedente rapporto a termine
la regione e la provincia di esecuzione della prestazione lavorativa, che devono rientrare tra le regioni per le quali è previsto il finanziamento
l’importo della retribuzione mensile media, comprensiva dei ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità
la misura dell’aliquota contributiva datoriale che può essere oggetto dello sgravio.
Avviata la procedura telematica, possono dunque partire le richieste che verranno smaltite in base alla data di avvio del contratto di lavoro (per quelle del passato) e in base alla data di presentazione della domanda (per le prossime).
L’Inps a quel punto consulta gli archivi Anpal per conoscere il soggetto, calcola l’importo dell’incentivo spettante, verifica se esiste la copertura necessaria e informa, mediante comunicazione in calce al medesimo modulo di istanza, che è stato prenotato in favore del datore di lavoro l’importo dell’incentivo per l’assunzione del lavoratore indicato nell’istanza preliminare.
Ecco i contenuti della circolare Inps:

Premessa
Datori di lavoro che possono accedere al beneficio
Lavoratori per i quali spetta l’incentivo
Ambito territoriale di ammissione all’incentivo e risorse stanziate
Datori di lavoro con sede legale in regione diversa dalle regioni ammesse. Indicazioni per i datori di lavoro e Strutture territoriali competenti. Attribuzione codice autorizzazione “0L”
Rapporti incentivati
Assetto e misura dell’incentivo
Condizioni di spettanza dell’incentivo
Compatibilità con la normativa in materia di aiuti di Stato
Coordinamento con altri incentivi
Procedimento di ammissione all’incentivo. Adempimenti dei datori di lavoro
Definizione cumulativa posticipata delle prime istanze
Datori di lavoro che operano con il sistema UniEmens. Modalità di esposizione dei dati relativi alla fruizione dell’incentivo
Datori di lavoro agricoli che operano con il sistema DMAG
Datori di lavoro UniEmens sezione <ListaPosPA>. Compilazione della dichiarazione contributiva
Istruzioni contabili

« Articoli meno recenti