Sportello Unico per l'Edilizia

Comune di Oliveto Citra (SA)

Autore: Ulderico Iannece (page 1 of 27)

In Gazzetta la legge Crescita: novità per tecnici, imprese e cittadini

In vigore dal 30 giugno le nuove misure contenute nella legge Crescita: superammortamento, sconti alternativi a ecobonus e sismabonus, sgravi Imu-Tasi e tanto altro

Molte le novità in arrivo per professionisti, imprese e cittadini: è stata infatti pubblicata in Gazzetta Ufficiale (supplemento ordinario n. 26/L n. 151 del 29 giugno 2019) la legge 28 giugno 2019, n. 58 (la cosiddetta “legge Crescita”) recante:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi.

Il provvedimento introduce:

Capo I – Misure fiscali per la crescita economica (artt. 1-16)
Capo II – Misure per il rilancio degli investimenti privati (artt. 17-30)
Capo III -Tutela del Made in Italy  (artt. 31-32)
Capo IV – Ulteriori misure per la crescita (artt. 33-50)

Di seguito una sintesi delle principali novità di interesse per tecnici, imprese e cittadini per il rilancio dell’edilizia, dalla riqualificazione edilizia ed energetica degli immobili, sismabonus potenziato sull’acquisto di case antisismiche, sconto immediato alternativo all’ecobonus, conferma del superammortamento, fino alle modifiche alla nuova Sabatini.

Maggiorazione dell’ammortamento per i beni strumentali nuovi

Reintrodotto dal 1° aprile 2019 il superammortamento al 130% per l’acquisto di beni strumentali nuovi.

Rispetto alle norme previgenti, il provvedimento introduce un tetto di 2,5 milioni di euro agli investimenti agevolabili; la maggiorazione non si applica, quindi, sulla parte di investimenti complessivi eccedenti il limite di 2,5 milioni di euro.

Per i soggetti titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi il costo di acquisizione è maggiorato del 30%.

La maggiorazione del costo si applica:

  • dal 1° aprile 2019 al 31 dicembre 2019
  • entro il 30 giugno 2020, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2019 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria.

Come già disposto dalla legge di Bilancio 2018, sono esclusi dal superammortamento gli investimenti in veicoli e altri mezzi di trasporto, sia che vengano utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’impresa (la cui deducibilità è integrale), sia che vengano usati con finalità non esclusivamente imprenditoriali.

Revisione mini-IRES

Abbandonata definitivamente l’ipotesi di una mini-IRES pari al 15%.

Secondo le nuove regole, l’IRES per gli utili disponibili e reinvestiti (v. definizione art. 1 comma 2 del dl crescita) subirà le seguenti rimodulazioni:

Anno Aliquota IRES
Anno 2019 IRES pari al 22,5%
Anno 2020 IRES pari al 21,5%
Anno 2021 IRES pari al 21%
Anno 2022 IRES pari al 20,5%

Deducibilità IMU

Aumentata gradualmente dal 40% al 70% la deducibilità IMU sugli immobili strumentali delle imprese e dei lavoratori autonomi, come i capannoni, dalle imposte sui redditi; in particolare:

  • dal 40% al 50% per il periodo d’imposta 2019
  • al  60% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019
  • al 60% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020
  • al 70% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2021.

Presentazione dichiarazione Imu-Tasi

Slitta al 31 dicembre (rispetto al 30 giugno) dell’anno successivo a quello in cui si è verificato il presupposto impositivo, il termine per la presentazione della dichiarazione Imu-Tasi.

Regime forfetario

Per i contribuenti che applicano il regime forfettario e che si avvalgono dell’impiego di dipendenti e collaboratori è previsto l’obbligo di effettuare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2019.

Incentivi per la valorizzazione edilizia

Al fine di incentivare il recupero di vecchi edifici, è stato introdotto un regime di tassazione agevolata per gli interventi che consentono di raggiungere classi energetiche elevate nel rispetto delle norme antisismiche: per le imprese che acquistano interi fabbricati per riqualificarli e rivenderli è previsto, fino al 31 dicembre 2021, l’applicazione dell’imposta di registro e delle imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 200 euro ciascuna, a condizione che entro i successivi 10 anni provvedano:

  • alla demolizione e ricostruzione degli immobili, conformemente alla normativa antisismica e con il conseguimento della classe energetica A o B, anche con variazione volumetrica rispetto al fabbricato preesistente ove consentita dalle vigenti norme urbanistiche
  • all’alienazione degli stessi.

Per accedere alla tassazione agevolata, gli interventi devono essere conformi alla normativa antisismica e permettere il conseguimento della classe energetica A, B o NZEB – Near Zero Energy Building.

Inoltre, al fine di favorire trasferimenti di fabbricati da sottoporre ad interventi di recupero, è introdotto il seguente incentivo fiscale: l’importo complessivo e fisso del trasferimento è di 600 euro in luogo dell’applicazione dell’imposta di registro dei trasferimenti immobiliari pari al 9% del valore dell’immobile dichiarato, più ipotecarie e catastali complessivamente pari a 100 euro.

Esenzione Tasi

Dal 1° gennaio 2022 è prevista l’esenzione dal pagamento della TASI (tributo per i servizi indivisibili) sugli immobili costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita. L’agevolazione permane fin quando l’immobile non sia venduto o affittato.

Estensione degli interventi agevolativi al settore edile

Le piccole e medie imprese del settore edile in difficoltà e titolari di crediti certificati nei confronti delle pubbliche Amministrazioni, potranno accedere al Fondo di garanzia per le Pmi: concessa, quindi, alle imprese dell’edilizia la possibilità di poter accedere alla Sezione speciale del Fondo di garanzia per le Pmi introdotto dal Dl Semplificazioni (n.135/2018).

La garanzia copre un importo pari al massimo all’80% dell’esposizione alla data dell’11 febbraio 2019 e fino a un importo massimo di 2,5 milioni di euro.

Sisma bonus

Estese le detrazioni previste per gli interventi di rafforzamento antisismico realizzati mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici anche all’acquirente delle unità immobiliari ricomprese nelle zone classificate a rischio sismico 2 e 3.

Fino ad ora l’agevolazione riguardava esclusivamente le zone a rischio sismico 1.

Pertanto, anche chi acquista un’unità immobiliare in un edificio demolito e ricostruito nelle zone 2 o 3 potrà ottenere una detrazione, su un ammontare massimo di spesa non superiore a 96.000 euro, pari al:

  • 75% del prezzo se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio a una classe di rischio inferiore
  • 85% se si ottiene invece il passaggio a due classi di rischio inferiore

cui corrisponde una detrazione massima di:

  • 72.000 euro con riduzione di una classe di rischio sismico
  • 81.600 euro in caso di riduzione di 2 classi di rischio sismico.

L’agevolazione viene concessa per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 e la detrazione è ripartita in 5 quote annuali di pari importo.

Modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico

Introdotta la possibilità per il soggetto che sostiene le spese per gli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico di ricevere, in luogo della detrazione, un contributo anticipato dal fornitore che ha effettuato l’intervento, sotto forma di sconto sul corrispettivo spettante.

Tale contributo è recuperato dal fornitore sotto forma di credito d’imposta, di pari ammontare, da utilizzare in compensazione, in 5 quote annuali di pari importo, senza l’applicazione dei limiti di compensabilità.

I fornitori che hanno effettuato gli interventi hanno, a loro volta, la facoltà di cedere il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi. Stessa facoltà è stata concessa ai beneficiari di detrazioni per interventi di realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, con installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia, nonché ai relativi fornitori.

Entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del dl 34/2019, sarà emanato il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate in cui sono definite le modalità attuative delle suddette disposizioni.

Semplificazione in materia di termine per l’emissione della fattura

A partire dal 1° luglio 2019, la fattura dovrà essere emessa entro 12 giorni dal momento dell’effettuazione dell’operazione.

Estensione della definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali

Al via la rottamazione ter: gli enti territoriali possono disporre la definizione agevolata delle proprie entrate, anche tributarie, con stralcio della sanzione, circa le ingiunzioni di pagamento ricevute dal 2000 al 2017 al netto delle sanzioni.

Gli enti locali possono stabilire entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto Crescita, l’esclusione delle sanzioni relative a tali entrate; saranno gli stessi enti a stabilire:

  • il numero delle rate e le relative scadenze, che non possono superare il 30 settembre 2021
  • le modalità con cui il debitore manifesta la volontà di avvalersi della definizione agevolata
  • i termini per la presentazione dell’istanza di adesione alla definizione.

Fondo garanzia prima casa

Al Fondo di garanzia per la prima casa sono assegnati 100 milioni di euro nell’anno 2019; ridotta, inoltre, all’8%, (dal 10%) la percentuale minima del finanziamento da accantonare a copertura del rischio.

Nuova Sabatini

In arrivo novità anche per la Nuova Sabatini, la misura a sostegno delle micro, piccole e medie imprese che consente loro di accedere a finanziamenti agevolati per investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature, compresi i cd. investimenti in beni strumentali Industria 4.0, concessi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati all’esercizio dell’attività di leasing finanziario, e di ottenere un correlato contributo statale in conto impianti rapportato agli interessi calcolati in via convenzionale sui predetti finanziamenti.

In particolare, la norma introduce:

  •  tra i soggetti abilitati a rilasciare i predetti finanziamenti agevolati anche gli altri intermediari finanziari iscritti al relativo albo di cui all’articolo 106 del TUB (D.Lgs. 385/1993), che statutariamente operano nei confronti delle Pmi
  • un aumento dell’importo massimo del finanziamento agevolato concedibile a ciascuna impresa durante il periodo dell’intervento, portandolo da 2 a 4 milioni di euro
  • l’erogazione di un contributo in un’unica soluzione a fronte di finanziamenti di importo non superiore a 100.000 euro

Nuove imprese a tasso zero, Smart & Start e Digital Transformation

Al fine di favorire la trasformazione digitale dei processi produttivi delle Pmi, imprese di piccola e media dimensione, con decreto di natura non regolamentare del Ministero dello Sviluppo economico sono stabiliti i criteri, le condizioni e le modalità per la concessione di agevolazioni finanziarie nella misura massima del 50% dei costi ammissibili definite nei limiti stabiliti dal regolamento UE n. 1407/2013.

Le agevolazioni sono dirette a sostenere la realizzazione dei progetti di trasformazione tecnologia e digitale aventi le seguenti caratteristiche:

  • essere diretti all’implementazione delle tecnologie abilitanti individuate nel piano Impresa 4.0 (advanced manufacturing solutions, addittive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e verticale, industrial internet, cloud, cybersecuruty, big data e analytics)
  • presentare un importo di spesa almeno pari a 200.000 euro.

Contributi ai Comuni

Erogati ai Comuni 500 milioni di euro per l’anno 2019, per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile. Le risorse saranno proporzionali alla popolazione dei Comuni: da un minimo di 50.000 euro per i Comuni fino a 5.000 abitanti ad un massimo di 250.000 euro per quelli oltre i 250.000 abitanti.

In particolare, i contributi sono destinati a misure di:

  • efficientamento energetico, compresi interventi volti all’efficientamento dell’illuminazione pubblica, al risparmio energetico negli edifici di proprietà pubblica o destinati all’uso pubblico, nonché all’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e al risparmio energetico degli edifici di proprietà pubblica, anche quelli di edilizia residenziale pubblica
  • sviluppo territoriale sostenibile, ivi compresi interventi per l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale, per l’abbattimento delle barriere architettoniche, nonché progetti in materia di mobilità sostenibile.

I contributi sono corrisposti dal MEF, su richiesta del MISE, sulla base della popolazione residente alla data del 1° gennaio 2018, secondo i dati pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). I Comuni beneficiari del contributo sono tenuti a iniziare l’esecuzione delle opere pubbliche entro il 31 ottobre 2019, a pena di decadenza automatica dall’assegnazione del contributo stesso.

Messa in sicurezza delle scuole

Gli Enti beneficiari di finanziamenti statali per la messa in sicurezza delle scuole, in caso di ritardi da parte di Consip o Invitalia, tenuti a pubblicare gli atti di gara entro novanta giorni dalla presentazione alle stesse, potranno affidare le gare di importo fino alle soglie comunitarie (5,5 milioni di euro) con procedura negoziata previa consultazione di almeno 15 operatori economici, ove esistenti.

Tutela del made in Italy

Predisposta la tutela dei marchi storici italiani, con l’istituzione di un apposito registro; inoltre, ai consorzi nazionali che operano nei mercati esteri al fine di assicurare la tutela dell’originalità dei prodotti italiani, compresi quelli agroalimentari, venduti all’estero, è concessa un’agevolazione pari al 50%o delle spese sostenute per la tutela legale dei propri prodotti colpiti dal fenomeno dell’Italian Sounding (imitazione di un prodotto/denominazione/marchio attraverso un richiamo alla presunta italianità). L’agevolazione è concessa fino ad un importo massimo annuale per soggetto beneficiario di euro 30.000.

Nuove assunzioni

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è autorizzato ad assumere, a partire dal 1° dicembre 2019, 100 unità di personale, con contratto a tempo indeterminato, di alta specializzazione ed elevata professionalità, per efficientare e velocizzare lo svolgimento dei compiti dei Provveditorati interregionali alle opere pubbliche. Nel dettaglio, le assunzioni riguardano il seguente personale (da inquadrare nel livello iniziale dell’Area III del comparto delle funzioni centrali):

  • 80 unità di elevata professionalità tecnica, da individuare tra architetti, ingegneri, geologi e, come specificato nel corso dell’esame in Commissione, dottori agronomi e dottori forestali
  • 20 giuristi, esperti di gare e contratti pubblici
  • 20 giuristi, esperti di gare e contratti pubblici

L’assunzione degli 80 tecnici e 20 giuristi, da destinare ai Provveditorati interregionali alle Opere pubbliche, ha lo scopo di accelerare l’affidamento delle gare d’appalto.

Fondo salva opere

Tra le misure introdotte dalla legge Crescita si segnala il “Fondo salva opere” a tutela del subappalto, al fine di sbloccare i cantieri fermi, garantendo il rapido completamento delle opere pubbliche e la tutela dei lavoratori delle imprese edili.

E’ prevista, in pratica, l’istituzione di un fondo alimentato dal versamento di un contributo pari allo 0,5% del valore del ribasso offerto dall’aggiudicatario delle gare di appalti pubblici di lavori, nel caso di:

  • lavori, per importo a base d’appalto pari o superiore a euro 200.000
  • servizi e forniture, nel caso di importo a base d’appalto pari o superiore a euro 100.000.

Le risorse del Fondo, una dotazione di 45,5 milioni di euro, 12 per il 2019 e 33,5 per il 2020, sono destinate a soddisfare nella misura massima del 70% i crediti insoddisfatti dei sub-appaltatori, dei sub-affidatari e dei sub-fornitori nei confronti dell’appaltatore ovvero, nel caso di affidamento a contraente generale, dei suoi affidatari di lavori, quando questi sono assoggettati a procedura concorsuale, nei limiti della dotazione del Fondo.

Il Fondo andrà a risollevare i crediti verso le aziende interessate, imprese sub-appaltatrici e sub-fornitrici che non vengono pagate dal General contractor in crisi, crisi avviate dopo il 1° gennaio 2018.

Misure a sostegno della liquidità delle imprese

All’articolo 159 del codice appalti (dlgs n. 50/2016) è inserito il seguente comma 4-bis:

In caso di contratti ad impegno pluriennale superiore a tre anni, l’importo dell’anticipazione di cui all’articolo 35, comma 18, del presente codice è calcolato sul valore delle prestazioni di ciascuna annualità contabile del contratto di appalto, stabilita nel cronoprogramma dei pagamenti, ed e’ corrisposto entro quindici giorni dall’effettivo inizio della prima prestazione utile relativa a ciascuna annualità, secondo il cronoprogramma delle prestazioni»

Credito d’imposta per la partecipazione di PMI a fiere internazionali

Al fine di migliorare il livello e la qualità’ di internazionalizzazione delle PMI italiane, alle imprese esistenti alla data del 1° gennaio 2019 e’ riconosciuto, per il periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge, un credito d’imposta nella misura del 30% delle spese, fino ad un massimo di 60.000 euro, per le spese di partecipazione a manifestazioni fieristiche internazionali di settore che si svolgono in Italia o all’estero, relativamente alle spese per:

  • l’affitto degli spazi espositivi
  • l’allestimento dei medesimi spazi
  • le attività pubblicitarie, di promozione e di comunicazione, connesse alla partecipazione.

Il credito d’imposta e’ riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo pari a 5 milioni di euro per l’anno 2020 ed è utilizzabile, esclusivamente in compensazione.

Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
sono stabilite le disposizioni applicative del presente articolo.

Adempimenti dello Sportello unico per l’edilizia in materia di sicurezza nei cantieri edili (art. 90 c. 10 D. Lgs. n. 81/08)

SOSPENSIONE DELL’EFFICACIA DEL TITOLO ABILTATIVO E DEI LAVORI

Nel caso d’inizio dei lavori in assenza dei documenti sotto citati su segnalazione dell’ASL, della Direzio-ne provinciale del lavoro, o del Prefetto , il responsabile dello Sportello unico, sospende l’efficacia del ti-tolo abilitativo e ordina l’immediata sospensione dei lavori fino all’adempimento omesso, che gli sarà comunicato dai citati organi di controllo, nei seguenti casi :
 Per mancanza del piano di sicurezza e coordinamento. (Se previsto. Artt. 91 c1 lettera (a e 100 D. Lgs. n. 81/08) – (Su segnalazione: ASL)
 Per mancanza del fascicolo. (Se previsto. Art. 91 c. 1 lettera (b D. Lgs. n. 81/08) – (Su segnalazione: ASL)
 Per mancanza della notifica preliminare. (Se prevista. Art. 99 D. Lgs. n. 81/08) – (Su segnalazione: Lavoro – ASL – Prefetto)
Stesso adempimento anche da parte dello stesso Sportello unico, nel caso che l’ufficio non riesca ad ac-quisire presso l’Inps/Inail/Cassa edile, il DURC , per la mancata comunicazione agli istituti dei dati (o contributi) necessari, da parte dell’impresa. (Art. 90 c. 10 D. Lgs. N. 81/08) – (Accertamento diretto) –

COMUNICAZIONE ALLE AUTORITÀ COMPETENTI DELLE VIOLAZIONI ACCERTATE DIRETTAMENTE
Le violazioni sotto notate vengono accertate direttamente dallo Sportello unico per l’edilizia.
Lo Sportello trasmette, agli organi di controllo interessati, la comunicazione di accertamento di violazioni amministrative (previste dall’art. 90 c. 9 e 10 del D. Lgs. n. 81/08), per l’adozione dei provvedimenti di com-petenza.
Nel particolare l’infrazione è accertata direttamente dall’ufficio, quando il committen-te/responsabile/titolare del titolo:
 Non ha comunicato alle varie istituzioni i dati relativi al personale dipendente, non ottemperando a quanto previsto dalla legislazione, e di fatto, senza consentire a questo ufficio l’acquisizione dei dati necessari per lo stesso DURC. (Di cui all’art. 90 c. 9/c D. D. Lgs. n. 81/08). (INPS/INAIL/Cassa Edile/Lavoro):
a) Sempre obbligatorio
 Ha omesso di trasmettere a quest’ufficio la notifica preliminare (Se prevista. Di cui all’art. 90 c. 9/c D. D. Lgs. n. 81/08). (Lavoro – ASL) – Obbligatoria per:
a) Cantieri di cui all’articolo 90, comma 3. (Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea).
b) Cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nelle categorie di cui alla lettera a) per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera;
c) Cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini-giorno.
 Ha omesso di comunicare a quest’ufficio la verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, presentando le autocertificazioni in ordine al possesso degli altri requisiti previsti. (Lavoro – ASL)
 Ha omesso di comunicare a quest’ufficio l’organico medio annuo, distinto per qualifica, corredata dagli estremi delle denunce dei lavoratori effettuate alle istituzioni previste (INPS – INAIL – Cassa edile), (e quant’altro previsto dall’art. 90 c. 9/ a, b del D. Lgs. n. 81/08). (Lavoro – ASL)

Il proprietario del terreno è sempre responsabile dell’abuso edilizio?

Cassazione: proprietario e committente entrambi responsabili dell’abuso edilizio, a meno che il proprietario non dia prova certa della propria estraneità

Con la sentenza n. 19225/2019 la Corte di Cassazione è intervenuta ancora una volta sul tema degli abusi edilizi e la responsabilità del proprietario del terreno su cui si è realizzato l’abuso.
Nel caso di opere edilizie abusive realizzate su fondi altrui, il proprietario del terreno è comunque responsabile; a meno che non dia la prova certa che l’attività considerata illecita sia stata realizzata contro la sua volontà: questo l’importante chiarimento arrivato dalla Cassazione.
Il caso
Il Tribunale di Napoli dichiara la proprietaria di un terreno ed il committente responsabili di aver realizzato un manufatto di circa 80 m² in assenza del permesso di costruire, in zona vincolata, e li condanna alla pena di mesi 10 di reclusione ciascuno.
La Corte d’appello di Napoli, confermando poi la sentenza del Tribunale di Napoli, ha individuato il fondamento della responsabilità della proprietaria, dando rilievo non solo al titolo proprietario del terreno, sul quale era in corso di edificazione il manufatto abusivo, ma anche alla presenza dell’imputata al momento del sopralluogo ed al rapporto di parentela esistente con l’esecutore materiale delle opere abusive.
Avverso tale sentenza gli imputati propongono ricorso per Cassazione; la proprietaria, in relazione all’affermazione di responsabilità, lamenta che la condanna si sia basata esclusivamente sul titolo di proprietaria del terreno ove erano state realizzate le opere abusive.
In particolare essa sosteneva di non poter essere in alcun modo considerata responsabile per un fatto interamente compiuto e realizzato da parte di altri, essendo state tali opere compiute a sua insaputa e contro la sua volontà, dato che non aveva ricevuto alcuna informazione circa la loro esecuzione.
Decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara proprietaria e committente entrambi responsabili e li condanna al pagamento delle spese processuali ed al versamento delle ammende.
Ai sensi dell’art.29, comma 2, del dpr 380/2001 il direttore dei lavori è sempre responsabile degli abusi edilizi commessi nel suo cantiere; diversamente, per i proprietari del terreno su cui sono realizzati gli interventi illegittimi bisogna che gli stessi dimostrino la loro estraneità, ossia che si tratti di opere realizzate a loro insaputa e senza la loro volontà.
In particolare, per confermare la responsabilità dei proprietari del terreno su cui sono realizzati gli interventi illegittimi è necessario fare delle valutazioni caso per caso:
se il proprietario del terreno non ha commissionato l’abuso, ed è quindi rimasto estraneo all’attività edificatoria, non ha la responsabilità degli interventi illegittimi
se il proprietario, anche se non ha commissionato direttamente i lavori, è a conoscenza degli abusi da cui può trarne dei benefici, è responsabile degli interventi illegittimi
In tema di reati edilizi, l’individuazione del comproprietario non committente quale soggetto responsabile dell’abuso edilizio può essere desunta da diversi elementi oggettivi:
presentazione della domanda di condono edilizio
piena disponibilità giuridica e di fatto del suolo
interesse specifico ad edificare la nuova costruzione
rapporti di parentela o affinità con il proprietario-committente.

Le modifiche al testo unico dell’edilizia DPR n. 380/2001 apportate dal Decreto Legge n. 32/2019 (cosiddetto: Sblocca Cantieri)

l decreto legge interviene con modifiche ad alcuni articoli del testo unico dell’edilizia con il fine di semplificare le procedure ed abbreviare i tempi per la realizzazione dei lavori per le costruzioni in zona sismica e per favorire la rigenerazione, recupero e razionalizzazione del patrimonio edilizio, anche dismesso.

Come sintesi, nel particolare prevede con modifiche ed integrazioni ai seguenti articoli:

RECUPERO PATRIMONIO EDILIZIO
Art. 2-bis. – (Deroghe in materia di limiti di distanza tra fabbricati) – (Modifiche portate dall’art. 5, c. 1, D. L. n. 32/19 – Norme in materia di rigenerazione urbana)
Si riferisce principalmente alla materia già disciplinata dal DM n. 1444/1968 , riguardante la distanza fra fabbricati, l’altezza, i limiti di densità edilizia, nonché le regole sugli spazi e attrezzature ed aree per i servizi collettivi e deroghe (agli standard urbanistici) negli ambiti urbani consolidati del proprio territorio.
Sancisce un concetto importante, non più la facoltà di introdurre deroghe al citato decreto del 1968, ma un obbligo per tutte le regioni (anche speciali) di legiferare (o regolamentare) al riguardo apportando le modificazioni indicate, per consentire ai comuni di intervenire sugli strumenti urbanistici, o di attuazione.
Non viene però precisato la scadenza in cui le stesse regioni possono intervenire.
Stabilisce altresì che: nel caso di un “intervento di demolizione e ricostruzione, quest’ultima è comunque consentita nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti  purché sia effettuata assicurando la coincidenza dell’area di sedime e del volume dell’edificio ricostruito con quello demolito, nei limiti dell’altezza massima di quest’ultimo”.
Ne deriva che tutti i limiti sopra indicati, sono comunque vincolanti e forse potrà risultare difficoltoso il recupero di edifici abbandonati.

SEMPLIFICAZIONI AMMINISTRATIVE PER INTERVENTI EDILIZI IN ZONE SISMICHE
Art. 65 – (Denuncia dei lavori di realizzazione e relazione a struttura ultimata di opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica) – (Modifiche portate dall’art. 3, D.L. n. 32/19 – Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche)
Le modifiche riguardano la procedura, ovvero l’iter amministrativo riguardante l’intervento edilizio per tale tipologia di costruzione.
Nello specifico:
L’obbligo del costruttore, prima dell’inizio dei lavori, di denunciare allo Sportello unico per l’edilizia, “le opere realizzate con materiali e sistemi costruttivi disciplinati dalle norme tecniche in vigore”. ( Ovvero in conformità quindi alle Norme Tecniche per le Costruzioni) – (Comma 1)
Con allegato:
Il progetto dell’opera firmato dal progettista (non più in triplice copia), ecc.; (comma 3/a)
Una relazione illustrativa firmata dal progettista e dal direttore dei lavori, (non più in triplice copia), dalla quale risultino le caratteristiche, ecc. (comma 3/b)
Lo sportello unico rilascia al costruttore, all’atto stesso della presentazione, l’attestazione [3] dell’avvenuto deposito , (solo l’attestazione, non più anche il progetto). (Comma 4)
Obbligo del direttore dei lavori, ultimate le parti della costruzione (non più a strutture ultimate), che incidono sulla stabilità della stessa di depositare, entro 60 giorni, allo Sportello unico per l’edilizia, (non più in triplice copia), una relazione sull’adempimento degli obblighi con allegato: (Comma 6)
I certificati delle prove sui materiali impiegati.
Per le opere in conglomerato armato precompresso, ogni indicazione inerente alla tesatura dei cavi ed ai sistemi di messa in coazione.
L’esito delle eventuali prove di carico, allegando le copie dei relativi verbali firmate per copia conforme.
Esclusione
Non vi è più l’obbligo per il direttore dei lavori, ultimate le parti della costruzione di depositare, entro 60 giorni, allo Sportello unico per l’edilizia una relazione, nel caso interventi di minore o privi di rilevanza, per le riparazioni e gli interventi locali che non costituiscono pericolo.
In altre parole nel particolare l’adempimento è escluso nei casi previsti da: (nuovo art.94-bis)
– c. 1 lettera b/2 (interventi di “minore rilevanza” nei riguardi della pubblica incolumità):
Le riparazioni e gli interventi locali sulle costruzioni esistenti.
– c. 1 lettera c/1. ( Interventi “privi di rilevanza” nei riguardi della pubblica incolumità):
Gli interventi che, per loro caratteristiche intrinseche e per destinazione d’uso, non costituiscono pericolo per la pubblica incolumità .
– Lo sportello unico rilascia al direttore dei lavori, all’atto della presentazione della relazione riguardante l’ultimazione delle parti che incidono sulla stabilità della stessa costruzione, l’attestazione dell’avvenuto deposito, (su una copia della stessa relazione) e provvede a trasmettere la medesima al competente ufficio tecnico regionale . (Che, ora riguardo all’intervento edilizio, è la prima comunicazione che riceve) (Comma 7)
Art. 67 – (Collaudo statico ) – (Modifiche portate dall’art. 3, D.L. n. 32/19 – Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche)
Stabilisce che, per gli interventi di minore o privi di rilevanza riguardanti la pubblica incolumità, il certificato di collaudo è sostituito dalladichiarazione di regolare esecuzione (di conformità) predisposta dal direttore dei lavori. (In questo caso quest’ultimo non consegna più al collaudatore la relazione e la documentazione prevista, ecc.)
Nel particolare come indicato dal nuovo art. 94-bis, non è più previsto il certificato di collaudo nelle già citate seguenti ipotesi:
– c. 1 lettera b/2 (interventi di “minore rilevanza” nei riguardi della pubblica incolumità):
Le riparazioni e gli interventi locali sulle costruzioni esistenti.
– c. 1 lettera c/1 ( Interventi “privi di rilevanza” nei riguardi della pubblica incolumità):
Gli interventi che, per loro caratteristiche intrinseche e per destinazione d’uso, non costituiscono pericolo per la pubblica incolumità.
Art. 93 – (Denuncia dei lavori e presentazione dei progetti di costruzioni in zone sismich e) – (Modifiche portate dall’art. 3, D.L. n. 32/19 – Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche)
Interviene sulle caratteristiche del progetto e denuncia:
Nello specifico:
Comma 3. “Il contenuto minimo del progetto è determinato dal competente ufficio tecnico della regione. In ogni caso il progetto deve essere esauriente per planimetria, piante, prospetti e sezioni, relazione tecnica, e dagli altri elaborati previsti dalle norme tecniche”. (Toglie la specifica degli elaborati tecnici da presentare).
Comma 4. “I progetti relativi ai lavori di cui al presente articolo sono accompagnati da una dichiarazione del progettista che asseveri il rispetto delle norme tecniche per le costruzioni e la coerenza tra il progetto esecutivo riguardante le strutture e quello architettonico, nonché il rispetto delle eventuali prescrizioni sismiche contenute negli strumenti di pianificazione urbanistica”. (Il progetto deve essere accompagnato da una asseverazione del progettista circa la conformità delle opere alle norme tecniche e agli strumenti urbanistici. Non prevede più l’obbligo di allegare una relazione sui criteri e scelta della fondazione, i calcoli riguardanti il terreno, ecc.).
Comma 5. “Per tutti gli interventi il preavviso scritto (denuncia dei lavori da realizzare nelle zone sismiche con il contestuale deposito del progetto e dell’asseverazione di cui al comma 4, è valido anche agli effetti della denuncia dei lavori di cui all’art. 65”. (Questi adempimenti sostituiscono quelli già previsti dal citato art. 65 e sono validi anche agli effetti della denuncia dei lavori per opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica).
Il decreto introduce altresì nel testo unico dell’edilizia un nuovo articolo:
Art. 94/bis – (Disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche) – (Articolo introdotto dall’art. 3, D.L. n. 32/19 – Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche)
L’articolo individua ai fini dell’applicazione delle norme previste dalla parte seconda del testo unico, nel rispetto degli art. 52 e 83 , dai capi:
I – Disposizioni di carattere generale.
II – Disciplina delle opere in conglomerato cementizio armato, normale e precompresso e a struttura metallica.
IV – Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche.
Introduce la suddivisione delle caratteristiche degli interventi edilizi in ordine sismico: (Comma 1)
a) interventi “rilevanti” nei riguardi della pubblica incolumità:
1) gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico di costruzioni esistenti nelle località sismiche ad alta sismicità (Zona 1 [ , e Zona 2  );
2) le nuove costruzioni che si discostino dalle usuali tipologie o che per la loro particolare complessità strutturale richiedano più articolate calcolazioni e verifiche;
3) gli interventi relativi ad edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, nonché relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso;
(Interventi soggetti al Permesso di costruire/SCIA super, in alternativa al Permesso, o propria)
b) interventi di “minore rilevanza” nei riguardi della pubblica incolumità:
1) gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico di costruzioni esistenti nelle
località sismiche a media sismicità (Zona 3 );
2) le riparazioni e gli interventi locali sulle costruzioni esistenti;
3) le nuove costruzioni che non rientrano nella fattispecie di cui alla lettera a), n. 2 );
(Interventi soggetti al Permesso di costruire/SCIA super/normale, esclusa la CILA)
c) interventi “privi di rilevanza” nei riguardi della pubblica incolumità:
1) gli interventi che, per loro caratteristiche intrinseche e per destinazione d’uso, non costituiscono pericolo per la pubblica incolumità.
(Interventi soggetti a CIL/CILA o liberi)
Linee guida (Comma 2)
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con la Conferenza Unificata definisce le linee guida per l’individuazione, dal punto di vista strutturale, degli interventi nonché delle varianti di carattere non sostanziale per le quali non occorre il preavviso di cui all’art. 93. (Non è specificato la tempistica dell’emanazione dell’atto).
In attesa di tale indirizzo, le regioni possono comunque dotarsi di specifiche elencazioni degli interventi o confermare le disposizioni vigenti. (Nel rispetto della presente normativa, già in vigore).
Varianti in corso d’opera
Sempre il citato Ministero deve prevedere, d’intesa con la Conferenza Unificata, l’individuazione delle varianti in corso d’opera non sostanziali (non essenziali, ovvero parzialmente difformi al progetto approvato) per le quali non occorre il preavviso scritto allo sportello unico di cui all’art. 93. (Oltre a quello già presentato)
Inizio lavori per interventi edilizi “rilevanti” (Comma 3)
Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo all’intervento edilizio, (Permesso di costruire/SCIA super, in alternativa al Permesso o propria), non si possono iniziare lavori relativi ad interventi “rilevanti”, (c. 1/a) dal punto di vista sismico, senza la preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione .
Inizio lavori per interventi edilizi “di minore rilevanza” (Comma 4)
Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo all’intervento edilizio, (Permesso di costruire/SCIA super/normale, esclusa la CILA/CIL), non è richiesta la citata autorizzazione per lavori relativi ad interventi di “minore rilevanza”, (c. 1/b ) .
Inizio lavori per interventi edilizi “privi di rilevanza” (Comma 4)
Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo, se previsto, all’intervento edilizio, (SCIA normale/CILA/CIL), non è richiesta l’autorizzazione regionale di cui sopra per lavori relativi ad interventi “privi di rilevanza”, (c. 1/c ).
Inizio lavori per interventi edilizi rientranti “nell’attività edilizia libera”
Le opere e gli interventi edilizi rientranti nell’attività edilizia libera di cui al glossario unico , corrispondenti a quelli privi di rilevanza sismica non abbisognano di particolari adempimenti relativamente alla normativa in oggetto.
Attività che però deve essere realizzata nel rispetto della normativa edilizia .
Inizio lavori per interventi edilizi rientranti “nell’attività edilizia libera”, in area protetta dal punto di vista paesaggistico
Le opere e gli interventi edilizi rientranti nell’attività edilizia libera di cui al suddetto glossario unico, effettuati in aree protette con vincolo paesaggistico , corrispondenti a quelli privi di rilevanza sismica non sono soggetti ad autorizzazione paesaggistica semplificata e non abbisognano di particolari adempimenti, sempre relativamente alla legislazione in parola.
Se l’adeguamento o miglioramento, al fine antisismico comporta modifiche alle caratteristiche morfo tipologiche, ai materiali di finitura o di rivestimento, o alla volumetria e all’altezza dell’edificio, è necessaria la suddetta autorizzazione semplificata.
Cosa cambia per lo Sportello unico per l’edilizia
Sono destinati a questo ufficio il controllo, l’osservanza e l’adempimento del nuovo iter amministrativo che prevede la novella disciplina.
Nel particolare, a grandi linee:
Art. 65, c. 1 – La denuncia iniziale per opere in cemento armato, ecc., che ricevono dal costruttore non devono essere trasmesse al competente ufficio tecnico regionale.
Art. 65, c. 3 – Il progetto dell’opera firmato dal progettista non deve essere in triplice copia.
Art. 65, c. 4 – Lo Sportello rilascia al costruttore, all’atto stesso della presentazione, l’attestazione di avvenuto deposito, senza allegare copia del progetto.
Art. 65, c. 6 – Il direttore dei lavori, ultimate le parti della costruzione che incidono sulla stabilità della stessa deposita una relazione sui vari adempimenti. (Non più a strutture ultimate)
Art. 65, c. 7 – Lo Sportello rilascia al direttore dei lavori, all’atto medesimo della presentazione, l’attestazione di avvenuto deposito, su una copia della relazione e provvede a trasmetterla al competente ufficio regionale. (Solo in questo momento)
Art. 93, c. 3 – Il progetto deve essere esauriente, secondo le tecniche di costruzione e la normativa specifica. (Non prevede più l’obbligo di allegare una relazione sui criteri e scelta della fondazione, i calcoli riguardanti il terreno, ecc.).
Art. 93, c. 4 – Il progetto deve essere accompagnato da una asseverazione del progettista circa la conformità delle opere alle norme tecniche in vigore e agli strumenti urbanistici.
Art. 93, c. 5 – Il preavviso scritto ed il deposito del progetto sostituiscono quelli già previsti dal citato art. 65 e sono validi anche agli effetti della denuncia dei lavori per opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica.
Art. 93/bis – Cambiano le caratteristiche degli interventi secondo la normativa sismica: (Rilevanti – Minore rilevanza – Privi di rilevanza), con la conseguenza dell’adozione di diverse procedure amministrative, in relazione appunto alla tipologia delle opere.
Saranno le regioni a predisporre per i comuni le linee guida con l’elencazione precisa degli interventi edili rientranti nella suddivisione di cui sopra, compreso la disciplina delle varianti in corso d’opera.
Controlli regionali
Le regioni possono istituire controlli anche con modalità a campione per gli stessi interventi, non soggetti ad autorizzazione sismica preventiva.
Conversione in legge
Il Decreto Legge n. 32 del 18 aprile 2019 (Salva Cantieri) dovrà essere convertito in legge entro il 16 giugno 2016.

Decreto Sblocca cantieri, ecco le principali modifiche al Codice appalti

Decreto Sblocca cantieri in arrivo il Regolamento unico, la procedura negoziata fino a 200.000 euro, il massimo ribasso fino alla soglia UE e tanto altro

Dopo l’ok del Consiglio dei Ministri, nella seduta n. 50 del 20 marzo 2019, è in circolazione la versione finale del decreto-legge Sblocca cantieri, in attesa dell’ok della Ragioneria e del Capo dello Stato.
Il decreto Sblocca cantieri è il provvedimento che introduce disposizioni urgenti che dovrebbero favorire la crescita economica e a dare impulso al sistema produttivo del Paese, mediante l’adozione di misure volte alla semplificazione del quadro normativo e amministrativo connesso ai pubblici affidamenti, concernenti, in particolare, la disciplina dei contratti pubblici.
Il testo finale contiene:
Capo I: Norme in materia di contratti pubblici, di accelerazione degli interventi infrastrutturali, e di rigenerazione urbana
Modifiche al codice dei contratti pubblici
Disposizioni sulle procedure di affidamento in caso di crisi di impresa
Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche
Commissari straordinari, interventi sostitutivi e responsabilità erariali
Norme in materia di rigenerazione urbana
Capo II: Disposizioni relative agli eventi sismici nella regione Molise e dell’area etnea
Capo III: Disposizioni relative agli eventi sismici dell’Abruzzo nell’anno 2009, del Centro Italia negli anni 2016 e 2017 e nei comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno dell’isola di Ischia nel 2017
Le modifiche al codice dei contratti pubblici
Le novità riguardano in particolare 79 modifiche al codice, tra cui:
le linee guida Anac ed i decreti attuativi (emanati ed ancora da emanare in attuazione del dlgs 50/2016) saranno sostituiti dal Regolamento unico; resteranno in vigore al massimo per 180 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge
l’innalzamento da 150.00 a 200.000 euro della soglia che permette di affidare direttamente i lavori con procedura negoziata e invito ad almeno tre operatori, senza bandire la gara
il massimo ribasso è il criterio principale per l’aggiudicazione degli appalti oltre i 200.000 euro e fino alla soglia Ue (5,5 milioni per i lavori): ci sarà la procedura aperta, da aggiudicare con il criterio del prezzo più basso ed esclusione automatica delle offerte anomale. Verrà, quindi, eliminata la possibilità di procedere con procedure negoziate ad inviti che verranno sostituite sempre dalle gare (ora obbligatorie solo per quelle superiori ad 1 milione di euro
la soglia per gli affidamenti diretti da parte dei funzionari delle PA resta a 40.000 euro
la riapertura della finestra per gli appalti integrati per i progetti definitivi approvati entro il 31 dicembre 2020 e il bando deve essere pubblicato entro 12 mesi dall’approvazione del progetto
l’appalto integrato (gare su progetto definitivo) è previsto per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, ad esclusione degli interventi che prevedono rinnovo o sostituzione della parti strutturali di opere e impianti
l’anticipazione del 20% del prezzo viene esteso a ogni tipo di appalto, anche ai servizi e forniture (prima era solo a vantaggio delle imprese di lavori pubblici)
l’innalzamento dal 30 al 50% della soglia, calcolata sull’importo complessivo del contratto, per affidare i lavori in subappalto
la cancellazione dell’obbligo di nominare una terna di subappaltatori con l’offerta e l’obbligo di dimostrare la presenza dei requisiti dei subaffidatari da parte degli offerenti
il pagamento diretto dei subappaltatori, ossia il pagamento diretto dei subaffidatari deve essere riconosciuto dalle stazioni appaltanti su richiesta dell’impresa
l’eliminazione del rito superaccelerato negli appalti, che imponeva di contestare subito ammissioni ed esclusioni e stabiliva una corsia accelerata per la decisione dei giudici
il ripristino degli incentivi 2% per i tecnici della PA
la possibilità per la stazione appaltante di verificare i requisiti solo dopo l’apertura delle offerte limitando il controllo al vincitore e
estendendolo a campione sugli altri concorrenti, se stabilito nel bando di gara
la possibilità di sostituire il Dgue con formulari standard nelle gare gestite con procedure telematiche, che dovrebbero risultare più semplici da compilare
l’eliminazione dell’obbligo di procedere tramite centrali di committenza, unioni di comuni o stazioni uniche appaltanti per i comuni non capoluogo in possesso della qualificazione di stazione appaltante. I Comuni non capoluogo potranno gestire da soli le procedure di gara di maggior rilievo, senza ricorrere a centrali uniche di committenza o stazioni uniche appaltanti
la possibilità per le stazioni appaltanti di nominare commissari di gara interni in caso di carenza di iscritti nell’albo gestito
dall’Anac
il termine massimo per il parere che il Clsp deve emettere sui progetti pubblici di competenza statale di importo superiore a 50 milioni di euro è ridotto a 60 giorni, dai 90 precedenti
le varianti di importo inferiore al 50% relative a progetti definitivi già approvati dal Cipe non dovranno essere rimesse di nuovo al Cipe ma potranno essere autorizzate direttamente dalla stazione appaltante
l’anticipazione dell’entrata in vigore di una serie di misure sulla partecipazione alle gare delle imprese in crisi.
Le modifiche introdotte entreranno in vigore solo dopo l’entrata in vigore del DL, ossia dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Decreto sblocca cantieri: cambieranno le distanze tra edifici?

Decreto sblocca cantieri e distanze tra edifici: proposta l’eliminazione del limite di 10 metri nei centri storici e nelle aree di trasformazione

Al fine di ridurre il consumo di suolo e favorire la riqualificazione urbana dei centri storici e delle zone già edificate, il decreto Sblocca cantieri prevede una serie di misure volte ad alleggerire i vincoli esistenti in materia di distanze minime tra edifici ed altezze massime.
Quindi, oltre alle possibili modifiche al Codice appalti, novità in arrivo anche in merito agli interventi di rigenerazione urbana promossi dai privati nei centri storici e nelle aree di trasformazione delle città.
In particolare all’art. 5 del testo della bozza in circolazione è previsto:
l’eliminazione dell’obbligo di rispettare la distanza minima di 10 m indicata nel dm 1444/1968 sugli standard urbanistici
l’obbligo in capo alle Regioni di indicare il quadro delle deroghe al dm 1444/1968
l’esclusione degli interventi di sostituzione edilizia dagli interventi di ristrutturazione edilizia
In base a quanto si legge al comma 2 art. 5 del provvedimento
Le disposizioni di cui all’articolo 9, commi secondo e terzo, del decreto del Ministro dei lavori pubblici, 2 aprile 1968, n. 1444, si interpretano nel senso che i limiti di distanza tra i fabbricati ivi previsti si considerano riferiti esclusivamente alla zona di cui al primo comma, n. 3), dello stesso articolo 9.
Ciò significa che i limiti di densità edilizia, altezza e distanza tra edifici, previsti dal dm 1444/1968, (tra i quali figura anche il rispetto della distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate), saranno validi solo nelle zone omogenee C, ovvero quelle destinate a nuovi complessi insediativi.
Mentre per gli interventi di demolizione e ricostruzione bisognerà rispettare:
le distanze preesistenti
il volume originario
la coincidenza dell’area di sedime
e quindi, con tutta probabilità, si potrà ricostruire con una sagoma diversa e un’altezza maggiore.
Infine, le Regioni avranno l’obbligo (ad oggi la possibilità) di adottare regolamenti e disposizioni derogatorie al dm 1444/1968 e norme sugli spazi da destinare a insediamenti residenziali, produttivi, attività collettive, verde e parcheggi.

Smaltimento dei pannelli fotovoltaici, le istruzioni operative del Gse

Il Gestore Servizi Energetici ha elaborato le istruzioni operative per la gestione e lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici incentivati

Il GSE, gestore servizi energetici, ha pubblicato un documento relativo ai rifiuti RAEE, Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, dal titolo: “Istruzioni operative per la gestione e lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici incentivati (ai sensi dell’art. 40 del dlgs. 49/2014)”.
I RAEE fotovoltaici
Viene ricordato in particolare che il dlgs n. 49/2014, in attuazione della Direttiva 2012/19/UE, disciplina la gestione e lo smaltimento dei RAEE, e all’art. 4, definisce i “rifiuti derivanti dai pannelli fotovoltaici” come:
i RAEE provenienti dai nuclei domestici, originati da pannelli fotovoltaici installati in impianti di potenza nominale inferiore a 10 kW.
Per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici, quindi, si prospettano due soluzioni:
i pannelli installati in impianti di potenza inferiore a 10 kW, sono considerati rifiuti domestici e vanno trasferiti ai “Centri di Raccolta”
i pannelli fotovoltaici installati in impianti di potenza nominale superiore o uguale a 10 kW sono considerati, invece, RAEE professionali. Essi devono essere, per il tramite di un sistema individuale, collettivo, di soggetti autorizzati per la gestione dei codici CER o di un trasportatore, conferiti ad un impianto di trattamento autorizzato.
Si sottolinea che le Istruzioni Operative del GSE si riferiscono esclusivamente ai RAEE provenienti dagli impianti fotovoltaici ammessi ai meccanismi incentivanti del Conto Energia.
I RAEE fotovoltaici incentivati dal GSE
Per quanto concerne la gestione dei rifiuti prodotti dai pannelli fotovoltaici che beneficiano dei meccanismi incentivanti, come indicato all’art. 40, comma 3, del dlgs. 49/2014, il GSE trattiene dai meccanismi incentivanti negli ultimi dieci anni di diritto all’incentivo una quota finalizzata ad assicurare la copertura dei costi di gestione dei rifiuti prodotti da tali pannelli.
L’obiettivo è quello di garantire il finanziamento di operazioni ambientalmente compatibili nelle fasi di:
raccolta
trasporto
trattamento adeguato
recupero
smaltimento
La somma trattenuta, determinata sulla base dei costi medi di adesione viene restituita al detentore qualora sia accertato l’avvenuto adempimento degli obblighi previsti dal Decreto in oggetto.
Il GSE, accertato l’avvenuto smaltimento dell’impianto fotovoltaico, anche se verificatosi dopo la scadenza del periodo di incentivazione, restituirà la quota trattenuta al Soggetto che in quel momento è titolare dell’impianto.
Le Istruzioni Operative si applicano ai pannelli fotovoltaici degli impianti che beneficiano dei seguenti meccanismi incentivanti:
I Conto Energia (DM 28 luglio 2005 e DM 6 febbraio 2006)
II Conto Energia (DM 19 febbraio 2007)
III Conto Energia (DM 6 agosto 2010)
IV Conto Energia (DM 5 maggio 2011): gli impianti di cui al titolo II – impianti solari fotovoltaici – e titolo III – impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative – entrati in esercizio fino al 30 giugno 2012 e tutti gli impianti rientranti nel Titolo IV – impianti a concentrazione
V Conto Energia (DM 5 luglio 2012): gli impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative e impianti a concentrazione, ivi inclusi gli impianti solari fotovoltaici entrati in esercizio fino al 30 giugno 2012.
Le responsabilità in materia
Ai sensi dell’art. 188 del dlgs n. 152/2006, il produttore iniziale o il detentore dei rifiuti e, quindi, il Soggetto Responsabile in caso di pannelli fotovoltaici installati in impianti incentivati ai sensi del “Conto Energia” :
provvedono direttamente al loro trattamento
li consegnano a un intermediario, a un commerciante, a un ente, a un’impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti o a un soggetto pubblico o privato addetto alla raccolta e al trattamento dei rifiuti.
Si precisa che, ai sensi della normativa vigente, il produttore iniziale o il detentore conserva la responsabilità dell’intera catena di trattamento, restando inteso che, qualora lo stesso trasferisca i rifiuti per il trattamento preliminare a uno dei soggetti consegnatari, tale responsabilità, comunque, permane.
Si ricorda infine che, ai sensi dell’art. 192 del D.lgs. 152/06, sono vietati l’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti e che chiunque violi tale norma, fermo restando l’applicazione delle sanzioni previste:
è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo.

Clicca qui per scaricare il documento del GSE

 

Rifacimento del tetto divelto dal vento: è sufficiente la SCIA

Tar Calabria: il rifacimento del tetto di copertura divelto dal vento è un’ipotesi di ristrutturazione di edificio crollato e non richiede il permesso di costruire
Un tetto divelto dal vento può essere messo a posto e ricostruito senza bisogno di chiedere il permesso di costruire: il chiarimento è contenuto nella sentenza 178/2019 del Tar Calabria del 22 marzo scorso, che ha incluso questo tipo di intervento nelle ristrutturazioni degli edifici crollati, aggiungendo un altro esempio all’ampia casistica delle ristrutturazioni edilizie ricostruttive.
Le ristrutturazioni edilizie ricostruttive
Si tratta, cioè, di una ristrutturazione edilizia particolare, e in tal senso i giudici amministrativi ricordano le diverse tipologie di intervento che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente:
la prima, non comportante demolizione del preesistente fabbricato e comprendente “il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti”;
la seconda, caratterizzata da demolizione e ricostruzione, per la quale è richiesta la stessa volumetria del fabbricato preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica (non è più richiesta l’identità di sagoma);
la terza, rappresentata dagli interventi “volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza”.
Ed è proprio il punto 3 quello che ci interessa nel caso di specie: perché sia necessario il rilascio del permesso di costruire occorre una modifica (parziale o totale) dell’organismo edilizio preesistente ed un aumento della volumetria complessiva; solo in questi casi, d’altra parte, l’intervento si caratterizza (in ossequio alla prescrizione normativa) come “trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio”.
Nelle ipotesi, invece, di “ristrutturazione ricostruttiva” (come definita dalla giurisprudenza: Cons. Stato, sez. IV, 7 aprile 2015 n. 1763; 9 maggio 2014 n. 2384; 6 luglio 2012 n. 3970), a maggior ragione se con invarianza, oltre che di volume, anche di sagoma e di area di sedime, non vi è necessità di permesso di costruire.
Il tetto si può ricostruire, ma le tettoie nuove sono abusive
Il Tar, quindi, accoglie il ricorso contro l’ingiunzione a demolire emanata dal comune per i lavori di rifacimento della copertura di un manufatto delle complessive dimensioni ml. 20,70 x 15,30 nel quale risultano collocati diversi macchinari per la lavorazione del bergamotto. Tutto l’insieme risulta coperto da nuova struttura, realizzata in pannelli di lamiera coibentata sorretti da struttura in profilati metallici poggianti sulla muratura esistente e da n. 1 travatura reticolare di irrigidimento poggiante su profilato circolare in metallo.
Secondo i ricorrenti, la sostituzione della copertura preesistente con quella rinvenuta in occasione del sopralluogo, realizzata in pannelli di lamiera coibentata sorretti da struttura in profilati metallici poggianti sulla muratura esistente, si è resa necessaria a seguito di alcuni eventi calamitosi che hanno colpito la zona interessata, scoperchiando in parte il manufatto e rendendo necessario ed urgente l’intervento di ripristino. Quest’ultimo, pertanto, veniva eseguito nella prima metà dell’anno 2016 da [omissis], proprietario della particella sulla quale il fabbricato insiste. Tale intervento, secondo la difesa dei ricorrenti, non rientrerebbe tuttavia tra quelli per la realizzazione dei quali è necessario il permesso di costruire, stante che nel rifacimento della copertura divelta dal vento venne rispettata la sagoma dell’edificio preesistente. Ai sensi dell’art. 3 comma 1 lett. d) del dpr 380/2001, infatti, “Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente”.
In altri termini, i ricorrenti sostengono che l’intervento realizzato costituisca “ripristino di parte di edificio crollato” e che il comune abbia qualificato correttamente l’intervento eseguito in zona sottoposta a vincolo paesaggistico in termini di “ristrutturazione edilizia”, con l’effetto però di aver implicitamente accertato e riconosciuto che la sagoma dell’edificio preesistente è rimasta inalterata. Tanto premesso, continua la difesa dei ricorrenti, non tutti gli interventi di ristrutturazione edilizia necessitano del rilascio del permesso di costruire, ma solo quelli specificamente indicati dall’art. 10, comma 1, lett. c) dpr 380/2001 e quelli che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti. Poiché nella specie, per quanto si è detto, la nuova copertura non ha comportato alcun mutamento nella sagoma dell’edificio, né alcun aumento volumetrico, non occorreva ottenere alcun previo permesso di costruire e, per l’effetto, la pur mancata segnalazione certificata di inizio attività avrebbe potuto essere sanzionata, al più, con l’irrogazione di una mera sanzione pecuniaria in luogo di quella ripristinatoria.
Ma il comune aveva ordinato la demolizione anche dei lavori di realizzazione di due tettoie con struttura in profilati metallici e pannelli di lamiera coibentata delle dimensioni rispettivamente pari a ml. 9,20 x 10,20 e ml. 6,60 x 8,60, entrambe poggianti per un lato su fabbricati esistenti e insistenti sulla particella [omissis]. Sotto la prima delle tettoie sopra descritte, ricadente nella corte del [omissis], risulta realizzato ulteriore manufatto di altezza media pari a ml. 2,45 e di dimensioni pari a ml. 4,20 x 2,10.
Secondo i ricorrenti, esse costituirebbero senza dubbio “pertinenze” poste al servizio di edifici già esistenti e legittimamente costruiti, sottratte, in quanto tali, al regime del permesso di costruire ed assoggettate, invece, a quello della denuncia di inizio attività, ai sensi dell’art. 22 del T.U.E.
Se per il primo caso, come abbiamo visto, il Tar ha dato ragione ai ricorrenti, diverso è il parere per le tettoie: appare infatti evidente, dalla documentazione versata in atti, come le tettoie in discorso siano state realizzate appoggiandole ad edifici preesistenti modificandone quindi la sagoma. Tale circostanza appare dirimente. Condivisibile giurisprudenza (da ultimo T.A.R. Catania sez. I 16/02/2018, n. 381), dalla quale non vi sono ragioni per discostarsi, evidenzia infatti che “gli interventi consistenti nell’installazione di tettoie o di altre strutture che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici … non possono … ritenersi installabili senza permesso di costruire allorquando abbiano dimensioni tali da arrecare una visibile alterazione del prospetto e della sagoma dell’edificio. In quest’ultimo caso, la realizzazione di una tettoia, indipendentemente dalla sua eventuale natura pertinenziale, è configurabile come intervento di ristrutturazione edilizia ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. D), D.P.R. n. 380 del 2001, nella misura in cui realizza l’inserimento di nuovi elementi ed impianti, ed è quindi subordinata ad regime del permesso di costruire, ai sensi dell’art. 10 comma 1, lett. C), dello stesso d.P.R. laddove comporti una modifica della sagoma o del prospetto del fabbricato cui accede”.

Conformità agli strumenti urbanistici: la responsabilità non è del costruttore

Cassazione: in caso di falsa attestazione sulla conformità agli strumenti urbanistici la responsabilità è del progettista e del proprietario, ma non del costruttore

Con la sentenza n. 11519/2019 della Corte di Cassazione viene trattato il caso di un abuso edilizio generato da un permesso di costruire ed un’autorizzazione paesaggistica illeciti poiché fondati su una falsa attestazione di conformità alle norme di legge ed agli strumenti urbanistici.
In particolare, vengono definite le responsabilità del progettista, dei proprietari e del costruttore.
I fatti in breve
I proprietari/committenti della realizzazione di una casa di civile abitazione in zona agricola vincolata ed il tecnico progettista, autore quindi delle relazioni allegate alle istanze, nonché direttore dei lavori, avevano richiesto ed ottenuto dal Comune un permesso di costruire ed un’autorizzazione paesaggistica.
I documenti contenevano una falsa attestazione di conformità, firmata dal tecnico, alle norme ed agli strumenti urbanistici.
I permessi del Comune e della Soprintendenza, indotti in errore, sono stati quindi illecitamente rilasciati perché affetti da falsità ideologica ed in contrasto con le previsioni normative ed urbanistiche.
Viene quindi prospettata una responsabilità concorsuale tra proprietari e progettista con il concorso anche del costruttore che aveva realizzato l’opera, peraltro in difformità dal progetto presentato.
Le false attestazioni del progettista prevedevano che la nuova volumetria edificata potesse essere realizzata laddove invece non era consentita dall’indice di fabbricabilità del fondo agricolo; inoltre, era stata ottenuta in base ad un illecito asservimento urbanistico (con cessione di cubature) di terreni distanti ed in assenza dei requisiti relativi ad un’edificazione connessa ad un’attività agricola.
La cessione di cubatura
I giudici ricordano che:
la cessione di cubatura è un istituto di fonte negoziale, la cui legittimità è stata ripetutamente avallata in sede giurisprudenziale in forza del quale è consentita, a prescindere dalla comune titolarità dei due terreni, la “cessione” della cubatura edificabile propria di un fondo in favore di altro fondo, cosicché, invariata la cubatura complessiva risultante, il fondo cessionario sarà caratterizzato da un indice di edificabilità superiore a quello originariamente goduto.
Onde evitare la facile elusione dei vincoli posti alla realizzazione di manufatti edili in funzione della corretta gestione del territorio, il ricorso a tale meccanismo è tuttavia soggetto a determinate condizioni, una delle quali, rilevante anche nella vicenda esaminata, è costituita dall’essere i terreni in questione, se non precisamente contermini, quanto meno dotati del requisito della reciproca prossimità, perché altrimenti, attraverso l’utilizzazione di tale strumento sarebbe possibile realizzare scopi del tutto estranei ed, anzi, contrastanti con le esigenze di corretta pianificazione del territorio.
Nel caso di specie dalle prove assunte risultava che i terreni accorpati erano tra loro assai distanti.
Le responsabilità
I giudici di Cassazione osservano, poi, che dall’esame della pratica edilizia si comprende che non solo il progettista ma anche i proprietari conoscevano perfettamente la normativa applicabile e che hanno coscientemente cercato di aggirarla cercando di conferire all’illegittimo accorpamento da cui derivava l’aumento della volumetria assentibile; una parvenza formale di legittimità nonostante l’assenza dei necessari requisiti.
Si pensi, a tal proposito, alla conclamata distanza tra i fondi e all’assenza di ogni collegamento tra il fabbricato assentito e l’attività agricola, quindi la loro responsabilità è indubbia.
In merito alla posizione del costruttore, per la Cassazione non ha alcun fondamento un sua responsabilità ed è incomprensibile il contestato profilo di colpa per non aver adeguatamente controllato la validità dei titoli. Non è logicamente spiegato come egli potesse rendersi conto della illegittimità delle attestazioni del tecnico.

Cambio destinazione d’uso sottotetto: serve il permesso di costruire!

Cassazione: il cambio destinazione d’uso del sottotetto, da vano tecnico ad uso residenziale, senza il permesso di costruire costituisce abuso edilizio

Con la recente ordinanza n. 9046/2019, la Corte di Cassazione interviene in merito ad un caso riguardante il cambio destinazione d’uso di un sottotetto.
In particolare, viene ribadito che se un intervento edilizio comporta il cambio di destinazione d’uso, da vano tecnico ad uso residenziale, serve sempre il rilascio del permesso di costruire, pena la responsabilità penale, in quanto l’intervento comporta una trasformazione radicale.
Il caso
Il caso in esame riguarda il ricorso proposto dal proprietario di un immobile che ha modificato la destinazione d’uso del sottotetto per finalità abitative, per rendere fruibile il locale sottostante.
La modifica è avvenuta in assenza della necessaria autorizzazione e il proprietario viene quindi accusato di abuso edilizio in quanto l’attività edilizia ha modificato in maniera radicale il vano, assegnandolo ad una diversa funzione all’interno dell’abitazione.
A detta del ricorrente, invece, non c’è stata alcuna modifica radicale del sottotetto, tanto che la destinazione del locale sarebbe rimasta la medesima anche a seguito dell’attività di costruzione.
Iter processuale
La Corte d’Appello ha confermato la sentenza del Tribunale di primo grado, che aveva condannato il cittadino alla pena di 2 mesi di arresto e 9 000 euro di ammenda, in quanto colpevole del reato di cui all’art. 44, lett. b), dpr 380/2001, nonché del reato di cui agli artt. 93, 94 e 95, riconoscendogli il beneficio della sospensione condizionale della pena subordinato al ripristino dello stato dei luoghi.
La Cassazione osserva che nel rendere fruibile il locale sottotetto attraverso l’abbassamento del piano di calpestio e la predisposizione di impianti elettrici, si ha una vera e propria modifica della destinazione d’uso.
Quanto alla necessità del permesso di costruire in relazione al mutamento della destinazione d’uso del sottotetto per finalità abitative, gli ermellini osservano che correttamente i giudici di appello richiamano la consolidata giurisprudenza della Corte secondo cui:
la destinazione abitativa di un sottotetto, che secondo gli strumenti urbanistici aveva soltanto una funzione tecnica, costituisce mutamento di destinazione d’uso per il quale è necessario il rilascio preventivo del permesso di costruire, atteso che la variazione avviene tra categorie non omogenee ( Sez. 3, n. 17359 del 08/03/2007 – dep. 08/05/2007, P.M. in proc. Vazza, Rv. 236493).
Volumi tecnici
I giudici supremi chiariscono, inoltre, che per l’identificazione dei volumi tecnici va fatto riferimento ai seguenti 3 parametri:
il primo di tipo funzionale, dovendo sussistere un rapporto di strumentalità necessaria del volume tecnico con l’utilizzo della costruzione;
il secondo riguarda l’impossibilità di elaborare soluzioni progettuali diverse all’interno della parte abitativa, per cui tali volumi devono essere ubicati solo all’esterno;
il terzo, infine, la necessaria proporzionalità fra le esigenze edilizie ed i volumi, che devono limitarsi a contenere gli impianti serventi della costruzione principale e devono essere completamente privi di una propria autonomia funzionale, anche solo potenziale.
Nel caso in esame, la natura delle opere realizzate all’interno del sottotetto dimostrava inequivocabilmente la modifica della destinazione d’uso e la sua trasformazione in unità abitativa; dagli elementi individuati si ha che:
la realizzazione di il locale sottotetto con vani distinti e comunicanti con il piano sottostante mediante una scala interna, rende evidente la finalità abitativa del locale sottotetto;
il locale sottotetto, è fornito di impiantistica elettrica e televisiva, di impiantistica idraulica e di riscaldamento in fase di completamento;
l’area completamente pavimentata ad eccezione di un piccolo locale, la cui destinazione alla realizzazione di un bagno è dimostrata dalla presenza di impiantistica idraulica.
Pertanto, l’abuso edilizio effettivamente sussiste.
Richiamando sul punto la consolidata giurisprudenza amministrativa, si conclude che:
per la normativa edilizia (art. 3 comma 1, lettere a e c del T.U. n. 380 del 2001, in combinato disposto con l’art. 10 comma 1, lett. c e con l’art. 23-ter del medesimo T.U.), le opere interne e gli interventi di ristrutturazione urbanistica, come pure quelli di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, necessitano del preventivo rilascio del permesso di costruire ogni qualvolta comportino mutamento di destinazione d’uso tra due categorie funzionalmente autonome (v., tra le tante: T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 04/04/2017, n.4225).

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