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Autorizzazione sismica necessaria anche per strutture precarie: i chiarimenti della Cassazione

Ogni opera edilizia in zona sismica, salvo rare eccezioni, deve rispettare gli obblighi di denuncia e, a seconda del tipo di intervento, ottenere l’autorizzazione sismica

Data:
15 Luglio 2025

Con sentenza n. 18653/2025 (disponibile su Italgiureweb.it), la Corte di Cassazione offre importanti precisazioni sull’obbligo di autorizzazione sismica anche per costruzioni apparentemente minori, come baracche in lamiera.

Il principio ribadito è che ogni opera edilizia in zona sismica, salvo rare eccezioni, deve rispettare gli obblighi di denuncia e, a seconda del tipo di intervento, ottenere l’autorizzazione sismica.

La pronuncia analizza anche la classificazione normativa degli interventi e la responsabilità penale nei casi di violazione, fornendo un utile quadro interpretativo per i tecnici e gli enti locali.

Il caso: baracca costruita in zona sismica senza autorizzazione

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto condannato per aver realizzato una struttura in lamiera e ferro in zona sismica, sotto un cavalcavia autostradale, senza aver depositato il progetto presso l’ufficio tecnico regionale né richiesto l’autorizzazione sismica regionale, in violazione degli articoli 9394 e 95 del Testo Unico Edilizia.

L’imputato sosteneva che si trattasse di un manufatto già esistente da decenni e destinato solo a deposito attrezzi. La Cassazione ha annullato la sentenza per carenza di motivazione sulla sua effettiva responsabilità, ma ha confermato i principi di fondo in tema di obblighi edilizi in zona sismica.

 

Principi generali sulla normativa antisismica

Secondo la Corte, la disciplina sismica si applica a tutte le costruzioniindipendentemente da materiali, dimensioni, destinazione d’uso o stabilità.

Ciò che rileva è la potenziale incidenza sulla sicurezza collettiva. Anche opere apparentemente minori o precarie possono rappresentare un rischio e devono, quindi, essere assoggettate ai controlli preventivi.

La classificazione degli interventi dopo la riforma del 2019

Con l’introduzione dell’art. 94-bis al dpr 380/2001 (D.L. 32/2019), il legislatore ha suddiviso gli interventi in tre categorie:

  1. Interventi Rilevanti per la Pubblica Incolumità
    • Sempre soggetti ad autorizzazione preventiva (art. 94)
    • Unica eccezione: zone a bassa sismicità
  2. Interventi di Minore Rilevanza
    • Non richiedono autorizzazione, ma resta obbligo di denuncia dei lavori e deposito del progetto (art. 93)
  3. Interventi Privi di Rilevanza
    • Esclusi dall’autorizzazione anche in zone ad alta sismicità
    • Necessaria comunque la denuncia

Obblighi normativi sempre in vigore

In ogni caso, i seguenti obblighi rimangono fermi:

  • denuncia preventiva dei lavori (art. 93): obbligatoria in tutte le zone sismiche;
  • deposito del progetto: sempre richiesto;
  • titolo edilizio urbanistico: l’autorizzazione sismica non sostituisce il permesso di costruire.

L’autorizzazione sismica tutela la sicurezza strutturale, mentre il permesso edilizio verifica la compatibilità urbanistica dell’intervento.

Differenze tra zone sismiche

Nelle zone a bassa sismicità:

  • non è più necessaria l’autorizzazione preventiva (art. 94), qualunque sia l’intervento;
  • rimane comunque obbligatoria la denuncia dei lavori.

Nelle zone ad alta sismicità:

  • l’autorizzazione è richiesta solo per interventi “rilevanti”;
  • per quelli “minori” o “privi di rilevanza”, basta la denuncia (art. 93).

Natura permanente dei reati edilizi sismici

La Corte ribadisce che i reati sismici hanno natura permanente:

  • art. 93 (omessa denuncia): perdura fino a quando non si presenta la documentazione o si concludono i lavori;
  • art. 94 (mancata autorizzazione): permane fino al rilascio del titolo o al termine dei lavori;
  • art. 95 (costruzione abusiva): la violazione si protrae fino alla fine dell’opera.

La permanenza è giustificata dalla continua lesione dell’interesse pubblico alla sicurezza delle costruzioni.

Chi è responsabile?

La normativa distingue i soggetti responsabili:

  • art. 93: responsabilità del committente, del titolare del permesso, e di chi ha la disponibilità dell’area;
  • art. 94: coinvolge anche l’esecutore materiale dei lavori e il titolare dell’impresa.

Conclusione della Cassazione

Pur annullando la condanna per mancanza di prove sulla responsabilità diretta del ricorrente, la Corte conferma l’applicabilità della normativa anche a strutture minime e precarie, se situate in zona sismica.
Il giudice di rinvio dovrà verificare:

  • la data effettiva di ultimazione dei lavori,
  • l’eventuale estraneità dell’imputato alla realizzazione dell’opera,
  • e la possibilità di proscioglimento nel merito piuttosto che per prescrizione.

Ultimo aggiornamento

3 Luglio 2025, 21:52